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martedì 28 giugno 2011

Fuerteventura


Aprile 2007

Voliamo Iberia con scalo a Madrid. Ne succedono di tutti i colori. Il portellone non si chiude e il volo fa ritardo, poi perdiamo la coincidenza a Madrid e dobbiamo farci imbarcare su un altro volo.
All’arrivo a Fuerteventura ritiriamo l’auto, una Polo, in aeroporto al banco della AUTOREISEN SL, noleggiate tramite Lowcostcar http://www.low-cost-car.com/alquiler_de_coches/_low_cost_car_.php. Il costo del noleggio per 9 giorni è una bazzecola, 123 euro.
Fuerteventura è lunga 100 km e larga 20. Vogliamo vederla bene e quindi decidiamo di passare metà della vacanza nella zona  nord dell’isola e l’altra metà in quella sud. Prenotiamo quindi 4 notti agli Apartments Maxorata Beach a Corralejo tramite www.alpharooms.com per 92 euro e 4 notti presso gli Althay Apartments http://www.althayapartments.com/ a Costa Calma tramite www.lastminute.com per 107 euro. Il primo appartamento è molto carino e la struttura è graziosa con una bella piscina, il secondo è meno curato e anche la struttura è un po’ rovinata. Le  foto sul sito di Althay Apartments sono ingannevoli, a meno che la struttura non sia stata rinnovata di recente, cosa che dubito. I prezzi sono comunque stracciati visto che entrambi gli appartamenti sono dotati di cucina completa.
Girare in auto è assai semplice. Ci si orienta immediatamente. Vi è una strada principale che percorre l’isola in tutta la sua lunghezza e altre strade che tagliano verso l’interno per raggiungere il cuore di questo lembo di terra così generosamente regalatoci dal mare. Per raggiungere il versante occidentale, più selvaggio, l’impresa è un po’ più impegnativa.
Dall’aeroporto del Rosario prendiamo l’autopista FV1 in direzione nord. Prima di raggiungere Corralejo, si incontrano il parco Holandès e il Parque Natural Dunas de Corralejo, dove ci si può addentrare per chilometri iin un ambiente desertico, con dune di sabbia bianchissime che creano un contrasto cromatico eccezionalmente vivo con l’azzurro del cielo terso ed il blu del mare dall’altra parte della strada verso cui le dune digradano.

Qui la costa è abbastanza lineare e vi sono spiagge lunghe e sabbiose, che avrebbero mantenuto un tradizionale sapore di fronte d’approdo se qualche beota non avesse pensato bene di costruirci orrori architettonici.
Il paese di Corralejo è colonizzato dagli inglesi. E’ stato trasformato in un luogo di ritiro e di residenza balneare con quartierini periferici molto ordinati e vialettati ed un centro che non ha più nulla di caratteristico. Da Corralejo, percorrendo una strada sterrata molto pittoresca, si raggiunge El Cotillo. Guardando a sinistra si può ammirare un arido paesaggio composto da cespugli e rocce vulcaniche e guardando a destra si può scegliere la caletta che più aggrada per posizionarsi a godere di un paesaggio marino affascinante.

Il vento sulle spiagge a volte è fastidioso ma si può trovare riparare dietro alle rocce o ai muretti a secco semicircolari approntati qua e la saggiamente; non deturpano l’ambiente e sono molto utili.

El Cotillo è un tranquillo villaggio di pescatori, con qualche buon ristorante, da cui partono molti sentieri che conducono a Playa del Castillo, una delle spiagge migliori. Più a sud si trovano le spiagge di Playa del Ajibe de la Cueva e Playa del Aguila, più selvagge.
A El Cotillo si trova inoltre la torre de Nuestra Senora de Pilar e San Miguel, ma, chi non ha voglia di rimanere senza fiato nel pronunciarne il nome, può chiamarla più semplicemente torre del Tostòn. Molto ben conservata, si capisce subito dalla posizione strategica che è stata edificata per scopi bellici, in particolare per la difesa dagli attacchi dei pirati.

Prendendo la strada interna che da El Cotillo conduce a La Oliva, ci si addentra immediatamente in un paesaggio rurale con la presenza di qualche mulino a vento in pietra e di altri edifici simili ai nuraghe della Sardegna.

Prima di arrivare a La Oliva si incontra la montagna de la Arena (420 m).
La Oliva è un villaggio storico che merita una sosta. Si respira un’aria particolare perché c’è un’atmosfera di raccolto e di sconfinato contemporaneamente.
Gli edifici sono molto ben tenuti, la piazza è pulita e ariosa ed ammirando la Casa dei Colonnelli (Casa de los Coroneles) dove risiedeva il governo militare dell’isola, con quella sua aria marziale e rigida un poco ingentilita dai balconi, la si vede come ultima traccia di umanità prima di ributtarsi in una natura avvolgente ed anche desolante, come solo i paesaggi africani; d’altro canto l’Africa non è molto distante.

Da vedere anche il palazzo dell’Ayuntamiento e la Parroquiade Nuestra Seiiora de Candelaria, una piccola e bella chiesa con campanile rotondo con dipinti interessanti all’interno.
Da La Oliva si prosegue per Tindaya, dominata dall’omonima montagna che ha regalato importanti scoperte archeologiche per tracciare la storia dei precedenti insediamenti. Più avanti si incontra la montagna Quemada con il monumento a Unamuno.

A Tefia si trova l’ecomuseo “la Alcogida” una frazione di poche abitazioni che dà il senso dall’insediamento di un tempo passato che merita di essere riscoperto per la plasticità di unione con ciò che si trova naturalmente.
Antigua, un paese di soli 300 abitanti, è il più vecchio dell’isola, costruito nel 18° secolo. Pittoresca la chiesa Cruz de los Caldos. E’ possibile visitare il mulino a più piani trasformato in museo dell’artigianato. Forse perché giungiamo con un clima un po’ autunnale, ma si assapora un’essenza differente rispetto ai luoghi precedenti.

Qui il paesaggio è più movimentato. Passando da Betancuria la strada si fa ancora più sinuosa prima di sbucare sulla costa a Caleta de Fuste.


Dopo aver visitato bene la parte nord e centro dell’isola spostiamo la nostra residenza a Costa Calma, a 80 km dall’aeroporto, dove dedicheremo i successivi 4 giorni alla visita del grande sud. La strada che scende è molto piacevole e si apre in paesaggi sorprendenti. Il centro turistico principale della zona è Morro Jable regno dei turisti tedeschi, con molti negozi e ristoranti e con una bella spiaggia in parte attrezzata.


Costa Calma è caratterizzata da belle spiagge bianche, ai limiti del parco nazionale di Jandia, tra cui spicca Playa Barca, molto ventosa, l’ideale per gli amanti del windsurf e del kitesurf, che offre anche possibilità di tranquillità a chi preferisce stare sulla spiaggia o fare una nuotata. La bassa marea gioca con i colori dell’acqua ed è spesso oggetto di inquadrature fotografiche per sponsorizzare la bellezza dell’isola.


Costa Calma è il punto di partenza per visitare la penisola di Jandia che è assolutamente meravigliosa ed il parco naturale di Cofete, dove per km l’unica traccia del passaggio dell’uomo è la presenza della strada sterrata su cui si procede a velocità limitata e ciò permette di assorbire ancor di più la bellezza del paesaggio.


Infine merita una menzione l’ottima cucina dell’isola.
Grazie al prezioso libretto dei ristoranti, che ci hanno dato i gentili operatori dell’ufficio del turismo in aeroporto, mangiamo in posti eccellenti, con un ottimo rapporto qualità/prezzo. I migliori sono:

Ristorante Bar Azzurro a El Cotillo, sulla spiaggia, lungo la strada che porta al faro e alle incantevoli lagune. E’ gestito da italiani e si mangiano spaghetti scoglio eccezionali.

La Marisma a El Cotillo. Il pulpo a la gallega e i peperoni ripieni di pesce sono ottimi.

Cofradia Gran Tarajal nel paesino di Gran Tarajal. E’ una cooperativa di pescatori. Il posto è spartano ma il pesce ovviamente freschissimo.

Las Playas a Las Playtas, dove si trovano diversi ristoranti affacciati sul mare. Le seppioline fritte sono deliziose.

El valle a La Lajita, dove arriviamo per pranzo di un giorno feriale e scopriamo con piacere che il menu del giorno propone zuppa di pesce, pesce alla griglia, crema catalana, birra e caffè per la modica cifra di 7 euro.

1 commento:

  1. le foto sono ben posizionate all'interno del racconto, il quale però è stato un po' troppo censurato... d'altra parte in questo periodo storico è abbastanza normale... Rick'n'Roll

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