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mercoledì 12 settembre 2012

Tokyo

Novembre 2006

La meta ultima del viaggio è l’Australia, ma facciamo uno stop over di qualche giorno a Tokyo per partecipare al matrimonio di Giulio e Asami.
Prenotiamo il volo con Qantas, che consente lo stop over gratuito in varie località dell’Asia. La compagnia è ottima e parte del viaggio la voliamo con la British Airways, con scalo a Londra. Da qui il viaggio dura circa 12 ore.
Tokyo ha due areoporti: Narita, dove atterrano la maggior parte dei voli internazionali e Haneda.
Arriviamo a Narita, che si trova a più di 60 km dalla città.
Per raggiungere la città utilizziamo il treno NaritaExpress o N'EX, che arriva in molte stazioni di Tokyo, incluse Tokyo station, Shinagawa, Shibuya, Shinjuku, Ikebukuro e Yokohama. La stazione Tokyo si raggiunge in 53 minuti.
E’ un treno Japanese Railways e quindi se avete intenzione di utilizzare i treni JR per spostarvi (includono anche il famoso Shinkansen), potrebbe essere conveniente comprare in anticipo un JR Pass prima della partenza. Le modalità e i prezzi si trovano sul sito http://www.japanrailpass.net/ e la lista dei rivenditori in Italia è qui http://www.japanrailpass.net/05/en05_3.html. Dall’Italia si può acquistare online anche da questo sito http://www.jrpass.com/it.
In aeroporto presso lo sportello JR è anche possibile acquistare il pacchetto "Suica & Narita Express", che include la carta SUICA e vi fa risparmiare sul prezzo del Narita Express.
Se si alloggia nella parte nord di Tokyo è preferibile utilizzare il treno Keisei Skyliner, che ferma a Ueno e Nippori. Esistono anche delle linee normali che partono da Narita, che possono essere leggermente più economiche, ma più lente.
Interessante anche l’Airport Limousine , buon servizio di autobus, che si ferma di fronte ai maggiori hotel della città. Il prezzo è simile a quello dei treni. Può essere conveniente, a seconda di orario di arrivo e destinazione in Tokyo.
Per muoversi in città il mezzo migliore è la metropolitana, anche se i taxi hanno prezzi ragionevoli e se ne trovano dappertutto e a tutte le ore. Il vero problema è spiegare all’autista dove si vuole andare; una mappetta stampata in precedenza può essere d'aiuto. Le porte dei taxi si aprono e si chiudono automaticamente.
Ci sono anche molti autobus, anche se prenderli può essere un po’ difficile per chi non conosce il giapponese e quindi li evitiamo accuratamente.
Per muoversi a Tokyo ed evitare di fare il biglietto ogni volta, si può acquistare presso i distributori automatici di biglietti una carta ricaricabile Suica o Pasmo. La Suica si può utilizzare anche su altri treni per raggiungere località fuori Tokyo, ad esempio Osaka.
Potete utilizzare Suica e Pasmo anche per gli acquisti presso i distributori automatici, e nei negozi che offrono questo servizio, basta semplicemente appoggiare la carta al lettore quando vi viene richiesto al momento del pagamento.
La Metro di Tokyo è di proprietà di due compagnie diverse: la Tokyo Metro possiede 9 linee, mentre la Toei (controllata dalla municipalità di Tokyo) ne possiede 4. Se si transita fra una linea di una compagnia verso quella dell’altra, non si ottiene alcuno sconto di tariffa, ma bisogna pagare un nuovo biglietto intero. I prezzi dei biglietti variano sempre in funzione della tratta percorsa, quindi o si possiede un abbonamento o carta prepagata oppure bisogna comprare un nuovo biglietto ogni volta da uno dei numerosissimi distributori automatici presenti all’ingresso di ogni stazione.
Il sito delle metropolitana di Tokyo fornisce utili indicazioni in inglese ai neofiti http://www.tokyometro.jp/en/index.html.
Dormiamo all'hotel Grand City. E' un tre stelle carino e molto pulito. Le stanze sono piccolissime (come credo sia la norma in Giappone), ma la posizione è strategica vicina, alla metro di Ikebukuro, centro nevralgico dei trasporti e costa poco, circa 60 euro la doppia. La colazione non è inclusa. C’è un distributore gratuito di schifosissimo te cinese e giapponese ad ogni piano. Il bagno è dotato di water multiuso.


Se i giapponesi rimangono a bocca aperta quando vedono il primo bagno italiano della loro vita e domandano a se stessi: "Ma perché ci sono due water?”, ora tocca a noi la sorpresa e, mentre prendiamo aria ai denti, tentiamo di capire come funziona l’ingegnoso congegno, nel quale i giapponesi hanno sintetizzato il loro approccio alla vita, funzionale, veloce e discreto. Consente infatti, senza scomodarsi, di fare lavaggio ed asciugatura. Scopriamo a nostre spese che non è il caso di insaponarsi come sul bidè…
Volendo risparmiare si può dormire presso gli ostelli della catena Sakura.
Non siamo affatto preoccupati per il cibo perché, pur non essendo grandi amanti di sushi e sashimi, adoriamo ramen e udon. Nei ristoranti i camerieri sono gentilissimi, così come i commessi di qualunque negozio.
Il coperto è gratis e così l’acqua del rubinetto e l’ocha, il tè. L’ocha che viene offerto nei ristoranti varia in base alle specialità del ristorante stesso, così molti ristoranti giapponesi servono tè verde; qualche ristorante più alla moda serve tè sempre giapponesi ma non verdi; i ristoranti di soba spesso servono sobacha, ovvero un infuso di grano saraceno; al cinese c’è spesso il jasmine-cha, tè al gelsomino. Gli alcolici vengono solitamente accompagnati da qualche tsukemono, che è un cibo messo sotto sale, un po’ il corrispettivo dei nostri sottaceti e che rincara il conto di poche centinaia di yen. Di solito sono serviti in piccole ciotoe a lato della pietanza principale o come stuzzichino (a pagamento) con la birra.
A pranzo i prezzi sono quelli sulla lista, ma di sera diversi ristoranti applicano una maggiorazione del 10% (scritta in piccolo in fondo al menu).
Il ramen è costituito da spaghetti in brodo di diverso tipo: Shio significa “sale” ed è solitamente un brodo chiaro e dal sapore leggero, Shoy basato sulla salsa di soia e tipico di Tokyo, Miso con brodo a base di miso appunto e Tonkotsu brodo denso a base di maiale. I negozi di ramen tonkotsu si riconosco da lontano per l’odore intenso che emanano. Su wikipedia c’è un articolo sul ramen ricco di foto
Mangiando ramen si campa con poco. Ci sono infatti locali piccolissimi in cui si paga il ramen che si vuole ordinare ad una macchinetta esterna, si beve l’acqua messa a disposizione, gratis come al solito, e si spende una bazzecola mangiando benone. Noi siamo stati da Muteppo, fantastico negozio di ramen nascosto in una vietta 
Mangiamo udon eccezionali da Tsurutontan nel quartiere di Sinjuku.
Proviamo anche un kaiten sushi dove si possono prelevare i piattini con il sushi direttamente dalla rotaia. Ogni piattino ha un prezzo diverso, dipendente dal colore: solitamente ci sono grossi cartelli con legenda apposita. Se si vuole ordinare del sushi non disponibile al momento lo si può fare chiedendolo direttamente al cuoco oppure parlando negli appositi citofoni. Quando si ha finito di mangiare si chiama una cameriera la quale provvederà al conteggio dei piattini e rilascerà una ricevuta da portare alla cassa. I kaiten sushi sono ristoranti molto popolari per famiglie, quindi si trovano diversi tipi di prodotti non propriamente riconducibili al sushi, dalla frutta ai dolci.
Nei ristoranti sushi tradizionali invece il sushi viene richiesto al cuoco il quale lo serve direttamente sulla superficie del bancone d’innanzi al cliente.
Ci sono poche regole per mangiare il sushi. Il sushi si può prendere sia con le mani che con le bacchette. È preferibile non affogarlo nello shoyu, ma intingerne un solo lato della neta. Il nigiri sushi va mangiato in un sol boccone.
Proviamo anche nell’ordine:
- il sashimi che altro non è che pesce crudo finemente affettato (e per estensione qualsiasi cosa cruda finemente affettata), da intingere una fettina alla volta nella salsa di soia,
- lo gyudon, una ciotola di riso ricoperta di carne di manzo saltata in padella con verdure e condita da una salsa a base di shoyu (la versione con maiale è chiamata butadon) è estremamente economico, nutriente e veloce da mangiare. I negozi di gyudon sono molto diffusi, specialmente la catena Yoshinoya, con la sua inconfondibile insegna arancione.
- il tonkatsu, un filetto di maiale, impanato e fritto (se servito su una ciotola di riso assume il nome di katsudon), accompagnato da un insalata a base di cavolo. I locali che offrono tonkatsu offrono anche ebifurai, gamberoni impanati e fritti.
- gli yakitori, spiedini di pollo cotti sulla fiamma viva di fornelletti lineari a gas o brace che possono essere ordinati con salsa (tare) oppure conditi con solo sale (shio)
- gli yakigyoza (i ravioli cinesi in versione giapponese) che sono fatti bruciacchiare su una faccia fino a staccarsi dalla piastra, dopodiché viene aggiunta acqua sulla piastra stessa in modo che il resto del raviolo sia cotto al vapore. Il ripieno dei gyoza è tradizionalmente costituito da carne di maiale, cavolo e porro, ma se ne possono trovare di tutti i tipi. 
Iniziamo la visita della città da Ikebukuro, il quartiere dove alloggiamo.
Il simbolo di Ikebukuro dovrebbe essere il grande Sunshine Building, ma in realtà è il monolitico inceneritore a dominare il paesaggio. Più folkloristicamente, agli indigeni piace giocare col nome di Ikebukuro: letteralmente “ike” significa “stagno”, mentre “bukuro” significa “sporta, sacchetto”. Visto che la “sportina dello stagno” è un po’ triste, i giapponesi sfruttano l’assonanza fra la parola (sportina) e la parola (gufo) e quindi troverete parecchi gufi in giro, il più famoso dei quali è una statua situata nel sotterraneo presso l’uscita est (東口) intorno al quale i giovani si danno appuntamento.
A proposito del sotterraneo di Ikebukuro, è uno dei più grossi di Tokyo ed è facilissimo perdervisi. Questo sotterraneo unisce tutte le ferrovie e metropolitane, nonché due grandi magazzini. Le uscite maggiori sono quattro: nord (北口), ovest (西口) e Metropolitan (メトロポリタン口) su un lato e l’uscita est (東口) sull’altro. 
Vaghiamo per i due grandi magazzini, Seibu e Tobu (con gli ultimi piani occupati interamente da ristoranti), acquistiamo un ipod a prezzo superconveniente, grazie al cambio, da Biccamera, una catena di negozi dove si trova tutto per l’elettronica, riconoscibile dalla simpatica musichina spaccatimpani che ne fuoriesce.
Visitiamo anche il megacentro commerciale dello Sunshine Building, che è alto 240 metri con un punto di osservazione in cima. La sera non possiamo perderci il karaoke.
Non funziona come in Italia. Ci sono salette private con televisore e microfoni. Si paga un ingresso che può includere cibo e bevande. Il nostro ticket includa stuzzichini e birra a volontà. Meglio presentarsi a stomaco vuoto. Per chi ha consumato i dischi di tutti i gruppi rock del mondo che, almeno una volta sono venuti a suonare in questo paese e dal palco del Budokan hanno salutato il loro pubblico, è sempre stato un sogno, ora realizzabile, urlare in un microfono giapponese: “Hello Tokyoooooo!”
Il quartiere di  Shibuya è uno dei centri alla moda per giovani di Tokyo. Qui girano numerose Koga, le ragazze semi-ribelli che mostrano un’abbronzatura eccessiva, vestiti da daltoniche impazzite, tinte allucinanti e a volte anche trucco bianco (per risaltare sul nero). All’uscita della JR in Shibuya c’è la statua del cane Hachiko, il fedele cane giapponese che negli anni ‘20 e ‘30 tornava ad aspettare il padrone alla stazione nonostante questi fosse morto. La sua statua è punto di ritrovo della gioventù locale.
La piazza di fronte all’uscita di Hachiko è forse la più famosa di Tokyo, con l’immenso incrocio pedonale e i palazzi futuristici le cui finestre sono anche dei maxi-schermi.
Per gli otaku c’è anche un fornito negoziodella Mandarake (se non si ha paura ad andare 3 piani sottoterra).
Vistiamo anche Asakusa, uno dei pochi quartieri storici rimasti in Tokyo dove si può vedere qualcosa di anticamente giapponese. Per lungo tempo è stato centro di divertimenti, ma dopo la guerra è iniziato un lungo declino, ben descritto nel libro di Takeshi Kitano “Asakusa Kid”. Da Asakusa ci si può imbarcare su un battello http://www.suijobus.co.jp/ che porta ad Odaiba passando sotto diversi ponti colorati. Capitiamo qua una domenica durante una specie di sagra giapponese, o meglio una festa religiosa buddista con di bancarelle di tipici oggettini giapponesi e cibarie di ogni tipo.




 The famous golden turd in Asakusa
 
Il quartiere di Gynza non ci dice molto, è un’area commerciale di lusso, con diversi grandi magazzini, boutiques, ristoranti e caffè. Qui si trovano tuti i brand più alla moda e non fa per noi.
 


  
Non entriamo in nessun bar o cafè o simili (forse non esistono!) perché ogni poco ci sono dei superdistributori automatici di tutti i tipi di bibite fredde e calde esistenti.


Non esistono cestini per l’immondizia. A proposito è davvero impressionante, data la quantità di pedoni circolanti, non vedere a terra nemmeno una carta di caramella o una cicca di sigaretta (spiegabile dal fatto che in molte strade è vietato fumare, pena una multa salata, mentre è possibile farlo negli ambienti chiusi dotati di sistemi di areazione potentissimi). Anche noi ci adattiamo al trend, portando con noi (forse per sempre) lattine vuote e decidendo di masticare per tutto il pomeriggio una gomma che non sa di niente.
 
Ogni tanto ci prendiamo una pausa "pulizia occhiali", utilizzando apposite macchinette lavanti, asciuganti e lucidanti situate presso i negozi di ottica.

Purtroppo non riusciamo a visitare il Museo di Miyazaki, per il quale è necessario acquistare il biglietto con largo anticipo. I biglietti in Italia si possono comprare tramite http://www.jtbitaly.eu/appunti-mda.php.
Il matrimonio di Giulio e Asami viene celebrato al MeijiJingu.
E’ un tempio Shinto dedicato all’imperatore Meiji e alla moglie Shoken morti rispettivamente nel 1912 e 1914. Dopo la loro morte la gente ha voluto commemorarli donando e piantando alberi per creare questa zona boscosa di 700,000 m2 con 170.000 alberi di 245 specie.




Il tempio è affascinante e sintetizza intime riflessioni e slanci di condivisione.
Come prima cosa si fanno le prove per la cerimonia, in cui una sacerdotessa alquanto severa spiega agli invitati occidentali il comportamento da tenere durante il rito; ovviamente i più capiscono poco o niente, ma con la naturale predisposizione all’improvvisazione tipica degli italiani si riescono ad evitare figuracce, sterzando verso l’aspetto ironico e risultando simpatici. La cerimonia è solenne, ma al tempo stesso divertente, sicuramente non noiosa come la maggioranza dei matrimoni italiani. Vi sono gli strumenti musicali della tradizione ed ogni gesto riporta ad atmosfere antiche; si percepiscono la spontaneità e la sincerità nel trascinamento millenario del rito, non è un tentativo di ricreare fasulle ambientazioni o sceneggiature e tutto è assai concreto e reale, se non fosse per la massiccia presenza di "strane" persone venute da lontano, nessuno riuscirebbe a contestualizzare temporalmente l’evento. Anche il momento delle foto di gruppo si preannuncia come la rigorosa organizzazione di una importantissima operazione militare e svacca in fragorose risate anche da parte dell’inizialmente rigorosissimo colonnello-fotografo.
Al ristorante il clima si distende non poco, ma anche durante un pranzo si possono osservare nella gestualità degli impiegati del ristorante comportamenti tradizionali e l’attenersi ad un rigoroso codice. Il menù proposto è completo e raffinato, ma la vera chicca è la modalità adottata nel servire da bere, tutto e subito. In meno di 30 minuti ogni commensale si ritrova davanti un numero imprecisato di bicchieri contenenti tutte le bevande alcoliche previste dal pasto (dal vino rosso allo champagne al sake al wishky).
Così il commensale si ritrova a bere come un bufalo che attraversa una landa polverosa e finalmente giunge ad una pozza imprevista e sognata.
A questo punto i giapponesi che, inizialmente sembravano assecondare i codici di comportamento integerrimo, si comportano come bambini selvaggi a cui è stata fatta annusare la carta di un boero e si capisce che i giapponesi hanno la capacità di reggere l’alcol simile a quella di una monaca di clausura.

Blog sul libro di Giulio Motta "La tristezza del petto di pollo nipponico" http://pollonipponico.blogspot.it/
Sito dell'ente nazionale del turismo giapponese in italiano: http://www.turismo-giappone.it/.
Sito con info molto utili sulla città di Tokyo in inglese: http://www.japan-guide.com/e.