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mercoledì 4 marzo 2015

Sudafrica (Drakensberg, Klein Drakensberg e soprattutto Kruger National Park)


Visualizzazione ingrandita della mappa


28 dicembre 2014
Partiamo da Malpensa per Johannesburg con volo Saudia airlines. La scelta della compagnia è stata dettata da motivi economici. Il volo costa infatti 610 euro, molto meno rispetto alle altre compagnie che fanno scalo in aeroporti conosciuti ed ospitali. Ma chi avrebbe potuto pensare che una compagnia che propone voli internazionali con stop di 11 ore utilizzasse come scalo l'aeroporto più brutto del mondo? L'esperienza a Jeddah è drammatica. Il terminal consiste in una stanzona vecchia e poco pulita, con sedie insufficienti per tutti i passeggeri. O forse sarebbero sufficienti se a un certo punto della notte i passeggeri non venissero cacciati da una zona che viene lasciata vuota per il resto della notte... Tipica ospitalità saudita? All'arrivo ci viene dato un voucher per la cena che consiste in un pesce malfritto con riso, mela, pane e pepsi (menu di andata e ritorno uguale, probabilmente stesso olio di frittura del pesce). Esiste anche un lounge piuttosto carino che si discosta dal resto del luogo, dove si possono avere tè, caffè e muffin gratis in un ambiente abbastanza silenzioso. E' destinato ai passeggeri con scalo superiore alle 10 ore ma purtroppo è quasi sempre pieno essendo costituito da una ventina di posti....
Il lounge della business class non è invece accessibile ai passeggeri di economy (fino all'anno scorso lo era a pagamento, ma perchè dare la possibilità a un passeggero di stare meglio??). Il controllo del bagaglio a mano è diviso per maschi e femmine. Le femmine non passano sotto il metal detector , ma vengono scannerizzate a mano in uno stanzino che sembra la bidelleria di una scuola italiana degli anni 50. Il militare svaccato al controllo bagagli meriterebbe almeno 1000 frustate solo per la ghigna che si ritrova.. La compagnia non si dimostra malvagia all'andata. Il volo corto di 4.30 non ha intrattenimento individuale, ma il cibo è meglio del solito e danno il settino da volo con spazzolino e dentifricio. Al ritorno sul volo Johannesburg-Jeddah invece l'elettricità se ne va per ben due volte, lasciandoci al buio, a metà visione film e un po' preoccupati per la presenza di un eventuale danno più serio. Nessuno si preoccupa di scusarsi per l'inconveniente o dare spiegazioni di qualsiasi tipo. Compagnia e areoporto quindi bocciati. Non ci vedono più neanche pitturati (come si dice dalle nostre parti).
Ritiriamo l'auto da Avis prenotata col solito www.autoeurope.it, per circa 180 euro per 15 giorni. Il personale è professionale e il posto molto ben organizzato. L'addetta ci chiede se preferiamo una Spark o una I10 e ci dà una Polo… (il modello Vivo, che è fuori produzione in Italia da 5 anni, ma in Africa è ancora attuale). L'auto è dotata di un congegno tipo telepass con cui si pagano automaticamente le strade a pagamento intorno a Johannesburg.
Dopo 11 ore di scalo in quel bijoux di aeroporto non è il caso di sbattersi in strada per centinaia di km e optiamo per una tappa di tutto riposo, fermandoci a Vereeniging a circa 100 km da Johannesburg in un bell’albergo il Three Rivers Lodge prenotato tramite www.hotels.com. Il clima è fantastico, il sole splendente e la temperatura ideale di 26 gradi. Il ristorante dell’hotel, segnalato come vincitore di premi nella ristorazione, è un po’ sopravvalutato ma economico, come usa in Sudafrica, mentre la stanza è un po’ cara (1072 rand con colazione).

30 dicembre 2014
Dopo 250 km sulla R54 e poi sulla N3 (dove paghiamo un pedaggio di 52 rand) raggiungiamo l’anonima cittadina di Harrismith. All'arrivo ci spariamo subito una buona qualità e quantità di carnazza allo Spur il nostro family restaurant preferito. I prezzi ci sorprendono come sempre per l'esiguità. Con meno di 20 euro si mangia ottima carne e si bevono buone birre, in due ovviamente. Prendiamo possesso dell'originale bungalow con tetto di paglia nella stupenda tenuta della LalanathiCountry Guest House , con tanto di cappella per le cerimonie, piscina, e animali in libertà. Abbiamo prenotato tramite www.booking.com ad un prezzo ridicolo, 650 rand (43 euro). La cena è discreta anche, se abituati alla cucina del Capo, ci aspettavamo più scelta e qualità, ma siamo in una parte di Sudafrica evidentemente meno attenta alla gastronomia.
Partiamo per un sopralluogo alla Sterkfontein Dam Nature Reserve  un lago artificiale in posizione suggestiva. La strada che vi giunge, la R74, non è mai stata completata, il fondo stradale è pessimo e spesso si viaggia su una sola corsia per entrambi i sensi di marcia.
Golden Gate Highlands NP

31 dicembre 2014
Da Harrismith imbocchiamo la R712 per dirigerci verso il Drakensberg settentrionale, una strada panoramica che attraversa il Golden Gate Highlands National Park , che protegge lo spettacolare paesaggio delle pendici dei monti Maluti.

Golden Gate Highlands NP

La strada è pubblica e non c’è quindi un vero ingresso al parco, ma un semplice check point non sempre presidiato, in cui si limitano a chiedere dove si va, in quanti si è e ad augurare buona visita.
Si può anche abbandonare la strada principale per percorrere due loop laterali (che sono aperti solo fino al tramonto) che portano in altre zone del parco, per percorrere i quali è necessario essere dotati di un permesso (anche se non capiamo dove si acquista e non c’è nessun tipo di controllo).
I campi del parco si trovano in posizioni molto suggestive. Il primo che incontriamo è il Basotho Cultural Village, costituito da bungalow rotondi con tetto di paglia (rondawel) molto invitanti. Il campo che ci piace di più è il Glenn Reenen Rest Camp posizionato all’ombra di rocce multicolori.


Golden Gate Highlands NP

Il parco dà il meglio di sè in prossimità di Clarens, offrendo visuali estasianti sulle sand stones e le meravigliose architetture naturali da esse generate.
Clarens (che si trova a 20 km dall’ingresso occidentale del Golden Gate NP), è una cittadina in posizione splendida, molto vivace, con gallerie d'arte e negozi di artigianato, vari ristoranti e pub tra cui spicca la Clarens Brewery proprio nel centro dell'abitato (dove è d’obbligo gustare la autoprodotta english ale, dopo aver concesso il beneficio del dubbio anche alle altre facendosi offrire un free tasting dell'intera produzione). Ci deludono gli altri locali che frequentiamo, l’Artist’s Cafè e la birreria tedesca Roter Hahn.
Clarens è anche l'unico paese carino di questa zona, in cui viene voglia di stare all'aperto e fare passeggiate (segnalate da frecce colorate) intorno all'abitato. Nonostante sia parecchio turistico anche qui alle 8 di sera si palesa il deserto.
Dormiamo 2 notti al RiverwalkBed and Breakfast , un bellissimo BB con poche stanze, ampie e ben arredate e splendida vista per 950 rand a notte con buona colazione inclusa.

 Clarens

Clarens

1 gennaio 2015
Percorriamo la R711, una strada panoramica praticamente deserta (è la mattina del primo dell’anno) che da Clarens porta a Ficksburg, a un passo dal Lesotho, passando per Fouriesburg. Le due cittadine sono insignificanti e torniamo a Clarens, per una bella camminata dei dintorni. Il clima è splendido, caldo secco di giorno e freschino la sera.


2 gennaio 2015
Torniamo verso Harrismith, ripercorrendo il Golden Gate Highlands National Park, al termine del quale imbocchiamo la R74 in direzione Bergville, con il solito fondo stradale accidentato, che costringe gli automobilisti a vere e proprie gincane e velocità limitata. Entriamo nel Royal Natal National Park  dopo aver pagato un ingresso di 35 Rand a persona. Capiamo subito che il parco è l’ideale per gli amanti del trekking e non per dei pigri come noi. Diciamo che non è una tappa imperdibile anche se ci sono belle viste sulla famosa formazione rocciosa dell'anfiteatro e c’è un laghetto ideale per delle foto e un pic nic.

Royal Natal NP
Non c’è nessuna strada che attraversa il parco e quindi dobbiamo ritornare sui nostri passi ripercorrendo la R74 e imboccando la R616 verso Bergville per raggiungere Ladysmith, una cittadina dinamica, ma priva di attrattive, dove ci fermeremo per la notte al Bullers Rest Lodge, prenotato tramite booking, una bella proprietà in posizione panoramicissima, come dicono gli agenti immobiliari. La stanza ci piace e c’è molto spazio all’aperto, ma purtroppo la piscina è sporca e dobbiamo abbandonare la nostra intenzione di relax pomeridiano sotto il sole, il quale spacca le pietre e consente una resistenza all’asciutto di un minuto e 40 secondi. Il prezzo non è economicissimo (970 rand) e la colazione potrebbe andare meglio.
Al Guinea Fowl  ci godiamo finalmente una cena sudafricana come si deve.

3 gennaio 2015
La giornata è inutile. Percorriamo 250 km da Ladysmith a Piet Retief. Non succede nulla, non si vede nulla tranne foreste artificiali di conifere e piove a dirotto. Ecco l’unico avvenimento interessante è il tanto nominato dalla LP vero temporale del Mpumalanga, con pioggia a cascata e lampi spaventosi.
Piet Retief viene definita dalla guida cittadina storica; in realtà fa abbastanza schifo. Ci rifugiamo nel nostro chalet presso l’African Flair Country Lodge (60 euro colazione inclusa). La stanza non è male, posizionata in un bel giardino, e la colazione viene servita in camera. La wifi funziona solo in zona reception, una stanza strana, come i gestori, odorosa di cani e gatti. Ai ristoranti tipici consigliati nel centro della cittadina preferiamo uno Spur vicino al nostro lodge, che non ci delude.

4 gennaio 2015



Partiamo in direzione Swaziland e sbagliamo subito strada, nel senso che grazie al navigatore e a una passante poco ferrata sulla topografia imbocchiamo uno sterrato di 20 km invece della strada asfaltata fino alla stazione di confine di Ezulwini.
Una volta arrivati si lascia l'auto, si entra nell’ufficietto dove degli addetti, che definire scontrosi è un eufemismo, controllano i passaporti e fanno le pratiche di uscita.
Poi si passa il confine e ci si ferma nell'ufficio di immigrazione dello Swaziland e di colpo sono tutti gentili. L’addetta ci fornisce opuscolo turistico e cartina del paese e le paghiamo 50 rand per il permesso di transito in auto. Il cesto di preservativi sul bancone ci fa capire la gravità del problema AIDS da queste parti.

Non è necessario cambiare la valuta perché la moneta locale, il lilangeni è equiparata al rand sudafricano, che si può utilizzare ovunque. Basta evitare di farsi dare il resto in lilangeni, che fuori di qui non valgono nulla.

Percorriamo la MR4, una strada veloce e ben tenuta lungo la quale vediamo un sacco di gente vestita da “cerimonia”; le donne indossano una specie di camice verde da addetto del supermercato e gli uomini una specie di camice blu.

Facciamo una sosta lungo la M103 (che attraversa la Ezulwini Valley) per pranzo e compere al Malandela’s Homestead, un posto veramente strano, con un BB, un ristorante, un cultural centre, qualche negozio di artigianato e delle strane architetture alla Gaudì. Mangiamo bene, spendendo meno che in Sudafrica e facciamo spese da Gone Rural, un’associazione che riunisce 750 donne che producono oggetti di artigianato con metodi tradizionali e design moderno.

Malandela's Homesetad



Percorriamo strade (molto panoramiche secondo gli autori di Lonely Planet..), e passiamo attraverso la Ezulwini Valley, considerata la perla dello Swaziland. Delusione su tutta la linea. La strada è carina e niente di più e il paesaggio è costituito principalmente dai soliti boschi artificiali, probabilmente piantati per far fronte alla mostruosa domanda di legna per il braai. Anche la deviazione per la Maguga Dam è deludente.

Visto lo scarso interesse destato in noi dal tragitto arriviamo prima del previsto a Piggs Peak, decisamente troppo presto. Il paese fa abbastanza schifo e il BB Sunset View è una delusione, abituati ormai alle sistemazioni sudafricane. Mannaggia a me e alla mia ansia da prenotazione (messa dalla solita guida a causa delle vacanze natalizie)! Non era affatto necessario pianificare il viaggio come abbiamo fatto, prenotando anche tutti i posti per dormire, tranne forse a Clarens.

E per finire in bellezza la giornata mangiamo in un locale a dir poco penoso. Insomma state lontani da Piggs Peak! E magari anche dallo Swaziland…



5 gennaio – 9 gennaio 2015
Ci spruzziamo di repellente antizanzare visto che stiamo per entrare in zona malarica e partiamo presto per poterci godere l’intera giornata nel Kruger National Park, che si trova a sole 2 ore da Piggs Peak.

Attraversiamo il confine a Jepper’s Reef ed entriamo nel Kruger dalla Malelane Gate.

Il sito ufficiale http://www.sanparks.org/parks/kruger/ contiene valide informazioni sul parco e sui campi. In particolare si sono rivelate vincenti le indicazioni sulla presenza degli animali nelle zone circostanti i vari campi.

Da tale sito si possono anche effettuare le prenotazioni per i pernottamenti all’interno del parco (in caso non funzionasse il modulo di pagamento online si può procedere contattando un operatore tramite email o telefono).

All’ingresso ci viene rilasciato un permesso che ci verrà richiesto alla reception dei campi e all’uscita dal parco. Acquistiamo anche il fondamentale opuscolo con mappa dettagliata per 40 Rand.

Nel parco, che ha la stessa estensione del Galles, si snodano 2000 km di strade. Le principali sono asfaltate, dalle quali si dipartono deviazioni sterrate. La velocità massima consentita è di 50 km all'ora sull’asfalto e 40 sullo sterrato.


Non si può abbandonare il veicolo se non all’interno dei campi e nelle aree indicate, alcune delle quali hanno zone pic-nic, bagni e magari un negozio.

Le strade sono ben indicate, ma scopriamo, con dispiacere, che alcune sterrate sono chiuse e senza che vi sia alcuna indicazione della chiusura all’ingresso della strada stessa. Quindi ci ritroviamo dopo 20 km di sterrato a dover fare marcia indietro. Dopo aver ripetuto 3 volte l’esperienza decidiamo di mantenerci sulla strada asfaltata.

Inoltre la maggior parte delle pozze indicate è stata chiusa (la mappa le indica in rosso). Si tratta di pozze artificiali create negli anni 60 dalle autorità del parco in seguito all’inaridimento della zona. Questa trovata ha determinato grossi problemi ecologici, tra cui il rischio di estinzione di alcuni erbivori, e quindi da 10 anni a questa parte è stata adottata una politica di chiusura di queste pozze artificiali, che vengono sostituite, dove possibile, da pozze naturali.
Nel parco ci sono 13 campi principali dove pernottare, tutti dotati di negozio, benzinaio e ristorante (tranne Crocodile e Orpen) e una piscina (tranne Crocodile e Olifants).
Noi pernottiamo due notti al Crocodile Bridge Rest Camp (che proprio per l’assenza di ristorante e piscina dà un senso di “selvaggio” che manca negli altri campi) e due notti al Satara Rest Camp.
Alla reception del primo campo paghiamo le fees d’ingresso, 264 Rand al giorno a testa (se si pernotta nel campo conta il numero delle notti). Pagando sul web c'è uno sconto, ma il sistema di pagamento con carta di credito ha grossa crisi...
Dopo averne visitati parecchi, decidiamo che il nostro campo preferito è il Lower Sabie, con vista spettacolare sul fiume dalla terrazza dell’ottimo Muggs and Bean (decisamente i ristoranti migliori del parco, aperti tutto il giorno).



Per l'avvistamento degli animali la zona migliore è a sud, tra Crocodile e Lower Sabie e intorno al Satara; più ci si allontana a nord verso Olifants e più si riducono gli incontri. 
 

Per gli amanti degli animali entrare con la propria auto al Kruger è come navigare lentamente verso il valhalla per un vecchio vichingo, convinto di aver ormai visto tutto durante la sua vita avventurosa, e capace di sorprendersi magicamente in questa nuova poetica esperienza. Bisogna rispettare le regole previste dalla gestione del parco, per il resto ci si può calare in un’atmosfera di totale libertà in cui convivere rispettosamente e pacificamente con tutti gli esseri viventi che popolano questo ambiente. Non è sicuramente facile contenere l’entusiasmo quando si fanno i primi avvistamenti: quando una famiglia di giraffe, con la loro flemmatica eleganza, attraversa la strada per andare a cercare nuove altre fronde da alleggerire, quando un branco di elefanti si mostra nella possente vitalità delle normali attività quotidiane, tra cui sboazzare ovunque o rinfrescarsi con una fragorosa sbroffata di proboscide. Come fare a rimanere impassibili di fronte alle meravigliose varietà delle antilopi? O alle innumerevoli specie di volatili? Tutto è gioia nell’incontro con esseri viventi che più s’osservano e più si capiscono, e più si capiscono e più si apprezzano, e se si paragonano all’essere umano, anche nelle più crude delle espressioni della sopravvivenza, risulteranno sempre vincenti, perché non v’è nulla di architettato e crudele, non v’è traccia di violenza gratuita, non vi sono maligni disegni di interesse… c’è solo la natura a dettare i comportamenti. A volte potrà sembrare spietata, ma è solamente logica azione di conservazione. Non vi sono parole abbastanza capienti per avvolgere l’emozione di un incontro ravvicinato con un branco di leoni; maschi e femmine sotto i rami d’alberi che in un certo momento del mattino smettono di generare ombra rinfrescante e costringono gli animali ad un lento risveglio, accompagnato da un dolcissimo rito di familiarità nelle azioni della pulizia del corpo, e poi finalmente la rimessa in circolo vera e propria della giornata, con falcate decise e contemporaneamente ovattate e sguscianti. Ed anche noi ci si rimette in marcia per cercare e cercare, magari sui rami meno alti la presenza di un leopardo (sulla via del crocodile ce ne sta uno sempre fisso e addormentato nella stessa posizione, a qualcuno è venuto pure il dubbio che sia solo una pelle buttata là per fare un po’ di scena e poter far dire ai visitatori “ho visto un leopardo!!!”) e trovare invece a cinque metri di distanza dal ciglio della strada di percorrenza principale l’incredibile corazzato rinoceronte che, a dispetto della sua apparente minacciosità, ci regala attimi di pacifica brucatura. E come se seguissero il nostro trasmigrare da un campo all’altro, un’enorme mandria di bufali ci conferma polverosamente la necessità di muoversi… Dopo cinque giorni stupendamente calati in un mondo incredibile, perché possibile, ci lasciamo alle spalle e nello specchietto retrovisore la porta e la statua di Kruger che ci ha permesso di avere un accesso così privilegiato ad un’esperienza irripetibile. 
 


9 gennaio 2015 
Lasciamo il Kruger soddisfatti dagli avvistamenti e partiamo per l’ultima tappa del viaggio, la BlydeRiver Canyon Nature Reserve (che si trova nella zona del Mpumalanga chiamata Klein Drakesberg, piccolo Drakesberg). Prendiamo possesso della stanza presso il Daan’s Place  un bed and breakfast accogliente ed economico (610 Rand a notte per la camera doppia con cucinino) in quel di Graskop, un paese bruttino, con qualche galleria d'arte, negozi di artigianato e parecchi ristoranti. Scegliamo di cenare al Canimambo Restaurant, un ristorante portoghese mozambicano aperto tutti i giorni con orario continuato. Buoni i gamberi e le sarde annaffiati da un discreto vino sudafricano, meno la zuppa di pesce e i fegatini di pollo al peri peri che è veramente trooooppoo piccante.


10 gennaio 2015
La riserva del Blyde River Canyon si snoda da Graskop verso nord per circa 60 km (il canyon vero e proprio è lungo 30 km ed è considerato una delle meraviglie naturali del Sudafrica), per percorrere i quali ci vogliono solo 45 minuti, che però diventano 4 ore includendo le soste nei numerosi punti di interesse, tutti ben segnalati.
Daan, il gestore del BB ci consiglia, in caso di brutto tempo la mattina presto, di non partire subito per la visita della riserva, ma di scendere prima lungo la strada R 532 e imboccare la R 523 per Pilghrim'sRest, una cittadina fondata nel 1837 in seguito alla scoperta di miniere d'oro e che, nel 1972, quando l'oro si esaurì, fu venduta al governo che la rese museo vivente. All'arrivo numerosi parcheggiatori improvvisati cercano di attirare la nostra attenzione. Ci infastidiamo subito e facciamo solo un breve giro in auto. Ci sono alcuni edifici storici e qualche negozio di artigianato, di scarso interesse.
 Pilghrim's Rest
Migliore è la visita delle Mac Mac falls lungo la R 532 verso Sabie (ingresso 10 Rand a testa); peccato non si possa raggiungere la base della cascata e scattiamo solo una foto veloce dall'alto.

Mac Mac Falls

Torniamo a Graskop dove imbocchiamo la R 532 nord verso il Canyon e facciamo subito una deviazione per un breve loop lungo la R 534. Qui si trovano the Pinnacle, interessante formazione rocciosa a pinnacolo, e God's Window e Wonder View, che dovrebbero essere punti di vista spettacolari sulla vallata. In realtà ci sono nubi basse e non si vede assolutamente nulla.

The Pinnacle

Le "attrazioni" lungo la strada sono quasi tutte a pagamento e la tariffa più diffusa è di 10 Rand per veicolo. Agli ingressi ci sono numerosi venditori di articoli di artigianato più o meno interessanti. Un cartello avvisa che sono banchi di vendita di prodotti delle comunità locali. Anche noi facciamo degli acquisti dato che i prezzi sono buoni anche senza contrattare troppo.

Ricongiungendosi alla principale R532 si incontra il Voertrekker Monument, dove non ci fermiamo, per la fame che ci attanaglia e ci spinge a raggiungere in tempo utile il ForeverResort, il cui ristorante chiude alle 14 e ci è stato consigliato da Daan. Il resort si trova al limite nord della riserva in posizione splendida, anche se dalla piacevole terrazza del ristorante non si gode di una vista particolare. Per entrare è necessario annunciarsi alla reception ed è possibile accedervi anche per effettuare alcune camminate. I prezzi sono bassi e il cibo buono. Peccato abbiano finito il pane per l'hamburger e ci propongano l'alternativa del pane in cassetta, che i nostri vicini inglesi incoscienti paiono apprezzare.
Tornando verso Graskop ci fermiamo al Three Rondavel viewsite, ad osservare il panorama splendido, nel quale svettano tre caratteristiche rocce cilindriche con la sommità a cupola che stimolano lo scatto fotografico. 

 Three Rondavel
  
Altra vista spettacolare si gode dal Lowveld Viewsite (gratuito).

Lowveld Viewsite 
La successiva tappa segnalata da Daan e da tutte le guide è la Bourke's Luck Potholes (citando la LP "bizzarre buche cilindriche scavate nella roccia dal fiume"). L'ingresso stavolta è un po' caro, 50 Rand a testa; ci rinunciamo.
Ci fermiamo invece alle cascate Berlin (diciamo che non sono le cascate di Iguazu..) e saltiamo le Lisbon, l'ultima tappa del percorso.
Berlin Falls

11 gennaio 2015
Si torna a Johannesburg. La LP consiglia la strada che da Sabie porta a Lydenburg, descrivendola come spettacolare, ma il solito Daan ci dice che la strada è molto rovinata e ci consiglia un percorso alternativo, molto valido, con sosta alle Lonecreek falls (segnalate sulla destra in Sabie, vicino al ponte), raggiungibili con uno sterrato di circa 7 km. Il detour merita perchè finalmente ci troviamo sotto una cascata con un bel salto e la possibilità di fare il bagno, (pagando i soliti 10 Rand per auto).
Lonecreek Falls
In centro a Sabie prendiamo per Lydenburg ma, prima di raggiungerla, deviamo per Nelspruit e raggiungiamo la N4, che non è subito un'autostrada, come pensavamo, ma la prima parte del tragitto è curvoso e con una sola corsia per senso di marcia.
Dopo circa 2 ore e 30 ci fermiamo alla Alzu Petrol Station (a 35 km sia da Belfast sia da Middleburg) una specie di grande autogrill con numerosi locali per mangiare tra i nostri preferiti, tra cui Spur e Muggs and Bean, con terrazza che si affaccia su una piccola riserva di animali, compresi i rinoceronti, che uno ha tanto faticato ad incontrare al Kruger.
A Johannesburg dormiamo al Aeroguest Lodge, in zona Kempton Park a 4 km dall'areoporto. La zona è abbastanza brutta e di certo non invoglia ad uscire per una passeggiata, ma l'hotel è veramente confortevole, con la prima vera piscina della vacanza all'interno di un tranquillo giardino. L'arredamento delle stanze e degli spazi esterni è di estremo buon gusto. Ci sono te e caffè a diposizione degli ospiti 24 ore su 24 e un self service bar dove ognuno segna quello che beve (in Italia dovrebbe dichiarare fallimento dopo un mese). L’unica pecca è il cibo, non eccezionale. Ma chi se ne frega, è l’unica cosa buona che siamo sicuri di trovare in Italia.