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martedì 13 marzo 2018

Cipro in inverno



L'unico volo diretto per Cipro è con Easyjet da Malpensa per Larnaca e non è proprio economico (250 euro a persona). Parte alle 6.30, quindi per evitare una levataccia mostruosa nella gelida notte invernenga, per la prima volta in vita, abbiamo la brillante idea di pernottare al Holiday Inn Express di Case Nuove – Somma Lombardo, a pochi minuti dai terminal di Malpensa. Qui c’è, volendo, la possibilità di lasciare l’auto nel parcheggio del hotel e andare in aeroporto con la navetta. E qualcuno addirittura parcheggia nella pubblica via e poi va a piedi o con l’autobus locale. Con la nostra consueta fortuna, lasciando l’auto incustodita, al rientro ne troveremmo due, o quantomeno lei stessa, ma con la batteria imbalsamata, perciò preferiamo il solito Central Parking, che raggiungiamo agevolmente.
C’è molto traffico in partenza, nonostante l’orario ed il T2 sembra esplodere; solitamente propenso all’implosione per la sua proverbiale e decadente bruttezza, il terminal mostra tutta l’inadeguatezza dei servizi, ed il connubio odioso tra falsa modernità (scanner di boarding pass) e medievali lungaggini umane, per non parlare degli effluvi pestilenziali derivanti dall’affollamento di creature assurde da bestiario, ma anche dalla struttura fatiscente e poco incline all’igiene. Il monitor delle partenze prevede Larnaca come primo uscente; parcheggiato dalla notte non avrebbe quindi alcun motivo di ritardo mezz'ora dopo…
Atterriamo, passiamo il controllo passaporti e siamo liberi di uscire e di recarci al banchetto di Andreas Petsas & Sons, presso cui abbiamo prenotato una vettura. Questa agenzia è l'unica che ci ha consentito di viaggiare a Cipro Nord con assicurazione inclusa (30 euro per 3 giorni o 40 euro per una settimana). Le compagnie internazionali (che sono nettamente più economiche) vietano categoricamente l'ingresso a Cipro Nord, quelle locali lo consentono, ma senza l'assicurazione. In questo secondo caso è possibile fare l'assicurazione direttamente al confine, all'apposito banchetto, per una cifra simile a quella da noi pagata. Questa assicurazione però non risponde del trasporto del mezzo da Cipro Nord a Cipro Sud in caso di guasto o incidente. Preferiamo quindi andare sul sicuro e finiamo così per pagare 200 euro per una settimana di noleggio.
Abbiamo scientemente escluso dall'itinerario la zona dei Monti Troodos, di sicuro interesse, per il rischio maltempo. In inverno infatti nevica spesso e alcune strade possono diventare pericolose.
Il nostro navigatore non riconosce l'esistenza di Cipro nord, che d'altra parte non è riconosciuta nemmeno dalla comunità internazionale, ed i cartelli non sono di aiuto, (almeno nella prima parte del viaggio, va un po' meglio avvicinandosi al confine) ed è quindi fondamentale scaricare l'intera mappa da Google map per utilizzarlo offline.
Se non vi è molto traffico il passaggio di frontiera è abbastanza veloce: il tempo di scansionare il passaporto e di controllare che si sia in possesso di un’assicurazione.
L’arrivo a Magusa (Famagosta in greco) è sorprendente solo nel momento in cui si varcano le mura di cinta, infatti l’aspetto urbanistico si modifica radicalmente passando da insulsa e squallida periferia ad interessante centro storico. Molto bella è la zona retrostante la cattedrale di San Nicola, oggi moschea di Lala Mustafà Pascià e la sua facciata maestosa, il palazzo veneziano, la chiesa di San Pietro e Paolo, quella di San Francesco, le twin churches, edificate una a fianco all’altra e la chiesa nestorian.


Magusa- Famagosta
Magusa- Famagosta
Magusa- Famagosta
Magusa- Famagosta

Davanti alla chiesa di San Giorgio dei latini, di cui è rimasta in piedi solamente una parte della facciata, sufficiente a far capire che ci si trova di fronte all’opera di raffinata progettazione architettonica e pregevole realizzazione, si trova la torre di Otello che sembra, ancor oggi, ricordare al mare di tenersi a debita distanza dalla città, perché poco più avanti è stata creata per lui un’apposita porta, sul cui bastione si sale con ripida scalinata e si osserva, da una parte, l’infinito orizzonte ottico mediterraneo e, dall’altra, il cuore morbido di una città che attualmente è placida e serena, nelle cui viuzze è bello passeggiare e perdersi. 
Magusa- Famagosta
Magusa- Famagosta
Abbiamo scelto di pernottare nel centro storico e l'unico hotel in zona è l'Altun Tabya Vintage. E' sicuramente economico (45 euro la camera doppia con colazione) ma è un po' troppo basico per i nostri gusti. 
Inoltre all'interno della mura si percepisce un senso di abbandono, forse perchè è domenica. I pochi ristoranti e bar sono chiusi, così come i negozi. Fortunatamente è aperto il Rouge 21, un ristorante raffinato con un buon rapporto qualità-prezzo.
Col senno di poi una scelta migliore sarebbe stata pernottare in una struttura moderna esterna al centro storico, dove c'è anche una vasta scelta di ristoranti e caffè, e recarsi in centro esclusivamente per la visita.

LUNEDI’ 25/12/2017
Splende il sole e andiamo a vedere le ultime attrazioni di Magusa, cominciando dalla diroccata chiesa di San Giorgio dei greci, il bastione Canbulat e le possenti mura e le chiese di San Nikolaos e Zoni.

Magusa- Famagosta
Magusa- Famagosta

Magusa- Famagosta

Uscendo poi da Famagusta imbocchiamo la strada per Salamina e subito ci dobbiamo ricredere sull’impressione avuta ieri giungendo dalla frontiera: qui, infatti, la periferia è molto più attraente ed in via di sviluppo, ci sono molti esercizi attivi e le abitazioni sono ben tenute.
L’ingresso al sito archeologico di Salamina, che dista mezz'ora da Famagosta, costa 2,5 euro a persona, ma potrebbero fare pagare anche qualcosa in più, perché si tratta di soldi ben spesi. Dopo aver parcheggiato l’auto in prossimità della biglietteria si viene accolti dalla maestosità dei resti e si respira un’aria di antico sfarzo dall’anticamera del Gymnasio con statue ben conservate, al suo colonnato prodigioso, per poi passare alla visita delle varie sale del refrigerio e delle piscine ed alle saune, sino alle meno poetiche e scarsamente dotate di privacy latrine.
 Salamina
 Salamina
 Salamina
 Salamina


Vi sono ancora alcuni affreschi e mosaici visibili e si può constatare la valenza degli architetti, che avevano saputo far coesistere l’ingegneria funzionale al gusto puramente estetico. Molto affascinante è l’anfiteatro.
 Salamina 

 Salamina

 
Salamina
Si può intraprendere una bella camminata che, attraversando la macchia mediterranea, conduce ad Agios Epifanios e poi all’abbazia di Kambanopetra.
Da Salamina prendiamo una strada semicostiera per Iskele, in cui è ancora più evidente lo sviluppo edilizio: molte agenzie  internazionali si sono accaparrate i lotti e vi hanno costruito abitazioni di lusso ed altre ne andranno ad approntare. I prezzi di vendita pubblicizzati sembrerebbero anche abbastanza accessibili per i pensionati inglesi e tedeschi.
Da Iskele si potrebbe procedere verso la Penisola di Karpas, di sicuro interesse nel periodo estivo; noi optiamo per risalire verso il centro verso il castello di Kantara dalla cui sommità si gode di paesaggi marini e valligiani assai gradevoli; pare che nelle giornate più limpide si vedano anche le coste turche.
Vista dal Castello di Kantara


Anche la visita al castello merita una seduta approfondita. Seduta si fa per dire, perché bisogna scarpinare un bel po’ in salita e poi muoversi tra un edificio e l’altro, tra una casamatta ed una torre di guardia. Tra uno scatto fotografico e l’altro ed una breve pausa di riflessione ad ascoltare la voce del panorama, non ci si impiega meno di 45 minuti.
  Castello di Kantara

 Castello di Kantara
Da qui prendiamo la strada per Girne (Kyrenia in greco) che ci accoglie con un caotico benvenuto; fortunatamente abbiamo prenotato una stanza per due notti al Kemerli Konak Boutique hotel (camera doppia 80 euro a notte con ottima colazione), che è un po’ fuori mano, ma è molto bello, con camere splendidamente arredate e spaziose. Per costruire questo complesso è stata scelta una location molto suggestiva e sono stati rispettati i canoni dell’equilibrio ambientale, tenendo gli edifici bassi e usando i materiali da costruzione più compatibili (molta pietra). E' dotato di un ristorante rinomato l'Archway Restaurant, con un menu vario, porzioni superabbondanti ed un ottimo rapporto qualità-prezzo.

MARTEDI’ 26/12/2017
La colazione si fa al ristorante che ha anche una vista spaziale; tra la english e la turkish breakfast optiamo per seconda e la scelta si rivela azzeccata, anche perché ci aspetta una bella sfacchinata in montagna e non è il caso di affrontarla con lo stomaco appesantito da uova fritte, bacon, salsicce etc. Partiamo alla scoperta del castello di Sant'Ilario che si trova a 17 kilometri da Girne, e per arrivarci bisogna attraversare una zona altamente militarizzata, infatti si incontrano truppe in mimetica e plotoni alle prese con la reazione fisica, poi, verso le 11:00, invece di godersi una buona seconda colazione in stile Hobbit, cominciano le esercitazioni di tiro e par di essere a Bagdad, che si spera di non beccarsi un’ogiva vagante di un fuciliere negato.

Si lascia l’auto nel parcheggio davanti al bar e bisognerebbe pagare un biglietto d’ingresso, ma forse è troppo presto per gli impiegati pubblici turco-ciprioti, perciò entriamo a scrocco. Il castello è vigorosamente arroccato ed alla prima scalinata si sente l’acido lattico gridare vendetta.
Castello di Sant'Ilario
Fortunatamente ci sono molti punti panoramici presso cui tirare il fiato e far riposare i polpacci, inoltre qualcuno ha avuto la brillante idea di far seguire tutto il percorso da un corrimano metallico, che non è particolarmente estetico, ma è sicuramente pratico ed utile a preservare intatte le articolazioni e, in generale, la sicurezza dei visitatori.
 Castello di Sant'Ilario
Vista dal Castello di Sant'Ilario
Scritta così sembra la considerazione di un ottantenne membro dell’associazione “geriatria in libertà”, ma non è la realtà! Il percorso non è adatto a tutti, soprattutto al mattino, quando il sole non è ancora riuscito ad asciugare l’umidità della notte sui passaggi granitici, che sembrano cosparsi di gelatina di medusa sciolta. Inoltre ci sono alcuni punti verticali che mettono a dura prova le coronarie (abbiamo assistito a qualche turbativa cardiaca). C’è una notevole quantità di divagazioni, perché gli edifici sono tanti e tra casematte, cisterne, chiese bizantine, palazzi reali, torri di guardia e alloggi per le truppe ci si diverte a zigzagare su per il sentiero, che in alcuni tratti attraversa il bosco, rimandando profumi dimenticati di nocciole fresche e vegetazione in risveglio.
 Castello di Sant'Ilario
 Castello di Sant'Ilario

Castello di Sant'Ilario
L’arrampicata alla torre più alta stronca la carriera anche ai più allenati, ma più su di così c’è solo il blu di un cielo terso che lancia lo sguardo al di là di confini umani e geografici. C’è un terrazzino alla cui ringhiera sono legati i pensieri di gratitudine di coloro che ce l’hanno fatta.

Castello di Sant'Ilario
Ridiscendiamo in pianura e parcheggiamo l’auto al porto di Girne; anche in questo caso riusciamo ad evitare di pagare, perché vi sono moltissimi posteggi dove bisogna sborsare per lasciare il veicolo, ma noi ci infiliamo in uno in cui c’è la garitta del bigliettaro, ma che probabilmente lavora solo in piena stagione. La cittadina non ha molto da dire: le cose più interessanti si trovano in prossimità della marina dove si è sviluppato il nucleo storico ed il classico agglomerato di ristoranti.

Girne - Kyrenia
L’immagine più suggestiva è generata dall’imponente mole del massiccio Girne Kaseli, la roccaforte a difesa della città. L’ingresso costa 3 euro e attraversando il ponte per entrare si respira subito un’aria medievale, mischiata alla salsedine, che crea una predisposizione d’animo tutta positiva.

Castello di Girne
Castello di Girne
E’ molto bello perché si può percorrere l’intera cinta muraria e dai bastioni godere dei bei paesaggi, marini da una parte e urbani dall’altra. Anche gli interni sono piuttosto accattivanti, vi è, ad esempio, un piccolo museo della navigazione, dove si possono apprendere gli usi e costumi dei marinai di secoli passati a solcare le onde, alla ricerca di nuove frontiere e carichi commerciali.
 Vista dal Castello di Girne

Lungo il porto ci sono diversi ristoranti e bar aperti per il pranzo.
L’ultima parte della giornata viene dedicata alla visita dell’abbazia di Bellapais, che dista da Girne una decina di kilometri. In questo caso non riusciamo a banfare il costo del parcheggio, perché il paese ha le vie talmente strette che non ci si può lasciare nemmeno un monopattino, per cui è necessario ripiegare sugli unici slarghi, dove i bigliettai s’affaticano a strappare tagliandini da affiggere sul cruscotto, ma non più di tanto nella fantasiosa arte del cambio monetario, perciò cinque lire turche diventano semplicemente due euro, per di più con un’ariata da faccia di cazzo in supponentia aeternum, che neanche il parcheggiatore abusivo alla valle dei templi, che con rassegnazione e naturalezza ti diceva: “macchè, pagare bisogna pagare, e dammi un euro, và…” L’ingresso all'abbazia costa 2,5 euro. L’orario, è tardo pomeriggio, non è il migliore perchè la bellezza dell’edificio è un po’ penalizzata dalle ombre, soprattutto sulle arcate del chiostro, che è di una poetica sconcertante, sia per il rigore architettonico, sia per la presenza di cipressi infiniti, protesi a slanciare verso l’alto la preghiera di uomini abituati alla semplicità di un dormitorio comune e di una vita riservata.
 Abbazia di Bellapais

 Abbazia di Bellapais
 Abbazia di Bellapais

Abbazia di Bellapais

MERCOLEDI’ 27/12/2017
La strada da Girne a Lefkos (in turco) o Nicosia (in greco) è assai scorrevole ed anche l’ingresso in città è piuttosto agevole, anche perché abbiamo calcolato di arrivare in un momento di traffico rilassato, cioè tra il picco del mattino per l’inizio del lavoro e quello dell’ora di pranzo. Il calcolo non ha seguito alla perfezione i criteri algoritmici puri, perché fuorviato dalla mancanza di considerazione del fuso di un’ora tra Cipro nord e Cipro sud, ma in modo del tutto fortuito ha rispettato la fascia temporale di traffico moderato. Anche il controllo passaporti al posto di blocco non comporta gravi rallentamenti; addirittura il poliziotto greco ci individua ad occhio come viaggiatori europei e ci fa segno di passare senza nemmeno mostrare il documento. Anche la viabilità del centro è abbastanza snella ed in men che non si dica siamo al Royiatiko hotel, dove abbiamo prenotato una stanza per una notte (75 euro con colazione). Vi è un parcheggio semiprivato nelle vicinanze, dove lasciamo l’auto.
La camera è senza infamia e senza lode, ma la posizione è strategica, essendo in una perpendicolare di Ledra, l’arteria pedonale principale, che imbocchiamo verso nord per raggiungere il checkpoint, dove espletare le pratiche di immigrazione (scansione del passaporto sia dalla parte greca sia da quella turca).

 
 Nicosia - Lefkos
  Nicosia - Lefkos
  Nicosia - Lefkos

Il primo approccio con Lefkos nord è di decadenza assoluta, poi ci si inoltra nelle viuzze, in cui molti palazzi sono stati restaurati con fondi della UE o dell UN o addirittura degli americani e ci si ritrova a camminare in un centro storico molto compatto ed originale, con una strada pedonale su cui si affacciano decine di botteghe, sino a raggiungere il Buyuk Han, un misto di architettura medievale e romana, con un bellissimo cortile interno, al centro del quale si trova una cappella; vi sono diversi negozi ed un paio di ristoranti, posizionati su due livelli.
Buyuk Han - Nicosia
 Buyuk Han - Nicosia
 Buyuk Han - Nicosia
 Buyuk Han - Nicosia

Proprio dietro si erge la maestosa moschea di Selimiye che da alcune guide viene descritta come un curioso misto tra una chiesa gotica francese ed una moschea; effettivamente è un po’ così, ma si farebbe prima a dire che è una chiesa gotica a cui sono state applicate due altissimi minareti, e da queste parti c’è pieno di chiese convertite a moschee, che è anche un bel modo di sfruttare l’architettura esistente: bisognerebbe imparare questa lezione e comportarsi nello stesso modo con i capannoni (perché costruirne di nuovi se ce ne sono già molti, inutilizzati?!?) Comunque l’edificio in questione è decisamente impressionante, ed anche all’interno è stato fatto un ottimo lavoro di conservazione, anche se fa strano vedere una cattedrale così grande, completamente spoglia e priva di arredi, e con la pavimentazione rivestita da un gigantesco tappeto.
 Moschea di Selimiye - Nicosia

 Moschea di Selimiye - Nicosia
Moschea di Selimiye - Nicosia

Nei dintorni ci sono altre attrazioni di buon livello e comunque è piacevole passeggiare e magari fermarsi in uno dei tanti ristorantini che, a prezzi ultraconvenienti, offrono il meglio della cucina turco cipriota.
 Nicosia - Lefkos
 Nicosia - Lefkos

Bella è anche la moschea Haydar Pashà e interessante è il mercato coperto dove si trova un po’ di tutto e dove ci si può perdere in una vorticosa partita a backgammon .
Ritorniamo a Nicosia sud e notiamo che, se la parte turca era molto raccolta nel nucleo storico e decadente, se non squallida, allontanandosene, quella greca è molto più sparpagliata, nel senso che le attrazioni principali (palazzi, musei, chiese, moschee e piazze) sono più distanti tra loro, ma nel mezzo si procede con più piacere, perché, in generale, vi è un’armonia più omogenea.

  
 Nicosia - Lefkos


  Nicosia - Lefkos

Interessante è anche la passeggiata sulle mura fortificate, partendo dalla porta Famagosta, toccando i vari bastioni (sul podocataro è stato edificato il monumento alla libertà, dedicato ai prigionieri politici).
 Nicosia - Lefkos
 Nicosia - Lefkos

Buona ed economica la cena che consumiamo al Piatsa Gourounaki, che offre giganteschi piatti per due di carne o vegetariani a 15 euro ed una discreta scelta di birre alla spina. Il personale è gentile ed il posto sempre affollato.

GIOVEDI’ 28/12/2017
Lasciamo Nicosia di buonora e facciamo una tappa al monastero di Stavovrouni, ma sinceramente non ci sembra che valga la pena di perdervi tanto tempo ed energie, come invece fanno i ciclisti che si allenano su questa salita. Speriamo per i visitatori che l'interno, a cui non possono accedere le donne, sia più interessante


Riprendiamo l’autostrada e dopo circa un’ora e un quarto siamo in spiaggia a Petra Tou Romiou che ha ambizioni da 12 apostoli australiani, ma, senza esagerare con i paragoni, si può affermare che l’ambientazione sia veramente suggestiva, inoltre siamo troppo contenti di trovare un clima mite e di poterci stendere al sole in maglietta a maniche corte.
 Petra Tou Romiou
 
 Petra Tou Romiou

L’arrivo a Pafos ci fa capire di esserci un po’ illusi sulle caratteristiche di questa cittadina, che immaginavamo tranquilla e un po’ più originale: la troviamo, infatti, troppo caotica ed indirizzata ad una ricettività turistica piuttosto massificata. C’è pieno di ristoranti (a prezzi elevati) e complessi residenziali e non v’è più nulla di tipico; potrebbe essere una qualsiasi località di villeggiatura delle canarie o un buen retiro di inglesi e tedeschi, che contribuiscono ad alzare il costo della vita e a rendere tutto un po’ uguale.
Dormiamo all'Amphora Resort, un moderno complesso alberghiero sul mare un po' dispersivo ma molto bello (80 euro la camera doppia con colazione eccezionale). Alla reception facciamo la coda ed anche in paese c'è un certo movimento di turismo di fine anno.
Andiamo di corsa alla Aphrodite’s rock brewery, una piccola fabbrica di birre inglesi nelle colline a 20 minuti da Paphos. L'assaggio di birre è ottimo e la pizza decente.
Tornati in paese parcheggiamo l’auto davanti al sito archeologico di Pafos ed entriamo (4,5 euro a persona).
 
Sito archeologico di Pafos

Molto interessanti sono il Saranta kolones casle ed il teatro, ma l’attrattiva principale del sito è costituita dalle case di Dionysos, di Orpheus, di Aion e la villa di Theseus, che poi chi l’avrebbe mai detto che erano vicini di casa?!? Nella casa di Dioniso, in particolare, è stato fatto un lavoro imponente di conservazione, mettendo tutte le stanze con i relativi pavimenti a mosaico in totale sicurezza e facile accessibilità nello stile di Piazza Armerina, con le coperture e passerelle; qui addirittura ci sono pareti perimetrali  completamente chiuse e le opere, risalenti per la maggior parte al terzo secolo AD, non rischiano di essere danneggiate.
 Sito archeologico di Pafos

Aion che pensava sempre al futuro e si preoccupava poco del presente, aveva solamente una specie di bilocale, con un paio di mosaici a tutto pavimento, mentre Teseo, che era uno sborone s’è fatto costruire una villa gigantesca con un mosaico a cerchi che neanche Mr. Vertigo.
Sito archeologico di Pafos
Bisogna fare una critica ai gestori del sito, infatti alcuni mosaici non sono visibili, perché coperti, perciò almeno il biglietto di ingresso dovrebbe avere un prezzo ridotto.
Ci spostiamo all’esterno per andare ad ammirare la basilica di Chrysopolitissa, la chiesa di Agia Kyriaki e la colonna di San Paolo da cui rimaniamo conquistati. Più avanti, sulla strada che conduce alle tombe dei re, si trovano le Solomoni catacomb (per noi di nessun interesse), nei pressi delle quali c’è un albero a cui i fedeli attaccano i fazzoletti.

 Pafos
  Pafos
 
Pafos

Ceniamo al Kingfisher che ha lo svantaggio di non trovarsi sul lungo mare ma su una via un po' trafficata, ma che offre pesce fresco ben cucinato con un ottimo rapporto qualità prezzo rispetto agli esosi ristoranti della zona. E' molto frequentato dalla gente del posto e il piattone di pesce per due persone a 26 euro è ottimo.

VENERDI’ 29/12/2017
Il centro di Pafos può vantare alcuni edifici che sono stati restaurati alla perfezione in occasione dell’elezione a città europea della cultura. Per un attimo sembra di percorrere la via su cui si affacciano a bordo di una biga e di respirare l’aria di un tempo. A pochi kilometri di distanza si trova il paese di Geroskipou dove la bellissima Agia Paraskevi, con le sue sei cupole, pur mantenendo un profilo basso, domina la piazza.


 Geroskipou
Geroskipou
Imbocchiamo l’autostrada dirigendoci verso il ritorno, ma presto l’abbandoniamo per fare un sopralluogo alla spiaggia di Pissouri (ma si poteva anche evitare perché non è niente di speciale). Tutt’altro discorso si fa per Governor’s beach che ha la particolarità di essere circondata da rocce bianche, che ricordano in qualche modo la scala dei turchi.
 Governour's beach

 Governour's beach



In questa zona non c’è verso di trovare un ristorante aperto e non ci va molto meglio vicino alla spiaggia di Nissi, che è abbastanza scenica, ma non ci sentiamo di condividere i pareri entusiastici di alcuni commentatori che la descrivono come un gioiello incastonato su sabbia bianca e soffice. Essendo questa località una specie di deserto dei tartari (probabilmente alberghi, bar e ristoranti si risveglieranno in primavera), facciamo ritorno verso Livadia, non lontano da Larnaca, dove abbiamo prenotato una stanza all’albergo Sveltos (mai fatto un check in più veloce) per 55 euro, dove ci accoglie la prima receptionist veramente gentile della vacanza. La stanza non è male per il costo e capiamo che con prenotazione telefonica avremmo potuto risparmiare ulteriormente.
Dopo una serie di consultazioni andiamo a mangiare qualcosa al “Posto cuisine & bar” dove si trovano buoni piatti a prezzi accessibili (ottimo il seabrean), e pinte di Carlsberg a 2,80 euro.

SABATO 30/12/2017
Nei pressi dell’albergo Sveltos c’è un buon appostamento, con tanto di struttura realizzata all’uopo, per gli amanti del bird watching, infatti il lago salato non è frequentato solamente da trampolieri, ma da una varietà incredibile di fauna volatile, a quanto dice il pannello informativo, perché noi vediamo principalmente anatre e fenicotteri, ma probabilmente fermandosi più a lungo…


Facciamo ritorno nella zona di Agia Napa, per vedere le altre spiagge rinomate. Ci fermiamo nel paese per visitare in pieno centro la bellissima chiesa, che sovrappone vari stili architettonici; davanti all’ingresso vi è un enorme sicomoro, talmente vecchio e largo che ha avuto bisogno di sostegno per uno dei pesantissimi rami.


 Agia Napa

Il resto del paese di Agia Napa è una cagata pazzesca: una via di mezzo tra una Las Vegas dei poveri e la fiera di San Pietro di Cremona ed una spruzzatina di riviera romagnola, con attrazioni pseudo divertenti dai sei ai novantotto anni, dal castello di re Artù alla grotta dei Flinstones, dal Casinò con la ruota della fortuna alla discoteca con l’elenco fotografico delle cubiste più gettonate… D’altronde, come spesso si dice: “se c’è un’offerta ci sarà stata anche una domanda”.
Inoltre è tutto chiuso e tristissimo sotto una leggera pioggia e fuggiamo verso il promontorio di Capo Greco, che è stato descritto da molti con eccessivi slanci di generosità affettiva o con evidenti abusi di sostanze stupefacenti dall’effetto lisergico, perché è, sì, un bel posto, anche tranquillo (almeno in questa stagione, perché non lo si vuole nemmeno immaginare in estate, preso d’assalto da truppe di turisti russi sovrappeso in canottiera e ciavatte, che poi andranno a mangiare nella caverna di Batman e a passare la serata al privè dei mignottoni locali e d’importazione), ma non è tutta sta meraviglia.
 Capo Greco

Vi si trova una graziosa spiaggetta che si chiama Konnos, già abbondantemente disturbata dalla musica paranoica di un beach bar; e qui la domanda sorge spontanea: “ma la musica dei beach bar piace a qualcuno?!? O anche qui c’è sotto una lobby che ne incentiva la diffusione, come l’utilizzo degli armamenti?!?”
Ci rispostiamo sul litorale dove incontriamo altre spiagge in prossimità di Nissi – Agia Napa e precisamente Ammos Kambouri che è la più carina di ques’area, poi c’è Lando, mandovai?!?
 Konnos
Ammos Kambouri

Mentre è assai interessante Makronisos, che fotografata in questo momento e da una certa prospettiva, sembra una spiaggia da cartolina e lasciamo sintomatico mistero sulla veridicità di questa affermazione…


 Makronisos

L’ultima notte del nostro soggiorno cipriota è prenotata al CityAlkisti (45 euro senza colazione e senza parcheggio, che si trova tranquillamente nelle vicinanze). I gestori non brillano per simpatia, ma la stanza è carina e pulitissima ed in posizione eccezionale. Se si apre la finestra in fondo al corridoio comune, ci si può infatti sedere su un curioso terrazzino che sbircia verso il sagrato della chiesa di Agia Lazzaro, dall’impianto architettonico semplice e rigoroso, ma nel contempo armonico e delicato e dagli interni quasi esagerati, per la presenza d’oro delle icone.
 Larnaka

E’ piacevole passeggiare nelle vie del quartiere turco, dove sono molti bar, anche se non sarebbe male l’idea di una zona pedonale.
Andando verso il mare si incontrano la moschea e la fortezza.
 Larnaka

  Larnaka


Imbocchiamo da qui il lungomare, dove si trovano la maggior parte dei ristoranti di pesce, e dopo circa un kilometro ci troviamo seduti a mangiare meze di pesce al ristorante Zephyros, pieno fino all’ultimo tavolo; ci sono alcuni viaggiatori, ma la maggior parte della clientela è composta da gente del posto, il che consolida la nostra idea di aver fatto una buona scelta. Infatti con 26 euro, il prezzo di una selezione di assaggi di piatti di mare, accompagnati dai soliti 150 piattini di tzatziki, insalatine, olivette, hummus etc. e di una bottiglia da mezzo litro di retsina, siamo soddisfattissimi, sia dal punto di vista della quantità, sia da quello della qualità.
In conclusione cosa dire? Il viaggio a Cipro è partito all’insegna della sorpresa: nei primi giorni, visitando il nord, si era diffuso un sentimento di pienezza d’occhi e cuore, ed ora abbiamo capito a fondo il motivo per cui i turchi ci tengano così tanto a quel territorio. Scendendo nell’area riconosciuta dalle comunità internazionali ci siamo un po’ uniformati nella linearità delle località di villeggiatura, che ormai sembrano uguali in qualsiasi angolo del mediterraneo e non solo. Abbiamo visto alcune cose belle ed altre da far accapponare la pelle, per bieca speculazione edilizi. Il bilancio è quello positivo di una settimana passata lontano dal freddo delle nostre città a fare quel che più ci piace, ma forse non è nemmeno fondamentale fare un bilancio, mica stiamo a ragioneria!

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