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mercoledì 9 gennaio 2013

Marocco



22 dicembre 2012
Ed eccoci ancora una volta in un paese lontano a perderci o meglio a trovarci, tra visi sconosciuti, tra suoni ed odori inconsueti, seguendo l’unica via possibile per giungere all’essere umano ed anche un poco a casa.
L’aeroporto Menara si trova a 6 km da Marrakech. Abbiamo prenotato il trasporto dall’aeroporto con il Riad, vivamente consigliato, perché il prezzo è lo stesso dei taxi, non si deve contrattare e in più c’è qualcuno che ti attende alla porta della Medina per accompagnarti al Riad, che normalmente è raggiungibile solo a piedi ed impossibile da trovare senza aiuto. Il trasporto dall’aeroporto costa normalmente (cioè se non vi fregano) 150 mad/15 euro e dalla città all’aeroporto 100 mad/10 euro.
Abbiamo prenotato alcune sistemazioni tramite i soliti siti www.booking.com e www.agoda.com ed altre tramite i siti degli hotel. Conviene la seconda soluzione. Si risparmiano sempre un paio di euro. Il Riad Chafia è un bel palazzo ristrutturato con cura, con belle stanze, un’ottima colazione e un padrone di casa estremamente gentile e disponibile e con un rapporto qualità/prezzo ottimo (40 euro la camera doppia, tasse e colazione incluse).
Della medina di Marrakech si possono guardare tutte le mappe tracciate, ma per il viaggiatore che ci arriva per la prima volta l’unico metodo per orientarsi è la fortuna… poi si usa la memoria. Pochi sono i nomi delle strade leggibili sulle case ed i negozietti, molto simili tra loro, non costituiscono punti di riferimento. Si dice siano necessari 8 anni per conoscere tutta la zona della Medina, dove ci sono ben 40.000 negozi, che vendono soprattutto prodotti in pelle, tessuti e vario artigianato ed hanno più o meno tutti gli stessi prodotti. E’ regola fondamentale tenere la destra per non essere investiti dai motorini e dai carretti trainati dagli asini.
Se ci si perde si può prendere uno dei numerosissimi onnipresenti taxi. E’ allettante il giro in calesse (i calessi si trovano soprattutto nella zona della moschea Koutoubia) per chi abbia voglia di godersi il paesaggio e raggiungere i luoghi di interesse senza troppe deviazioni ed inversioni di marcia.
La famosissima piazza Jemaâ El Fna non è particolarmente entusiasmante, almeno alla luce del sole. Si ravviva a partire dalle 7 di sera con spettacoli da strada e bancarelle di cucina. Preferiamo mangiare al Cafe Arabe, uno dei pochi posti che presenta alcolici nel menu all'interno della Medina, che è un luogo molto tradizionalista. E’ un posto fighetto e caro per i prezzi marocchini, ma con una splendida terrazza e il cibo è discreto.
 Moschea Koutoubia

La zona della moschea Koutoubia è molto più tranquilla e i giardini sono un luogo piacevole per rilassarsi e riprendersi dal caos cittadino. Il traffico è infatti intenso e rumoroso, anche se non è insopportabile o allarmante come riportato da alcune guide.
Interessante la visita al quartiere ebraico ed al palazzo Bahia (meglio sarebbe non essere già stati all’Alhambra di Granada o all’Alcazar di Siviglia). In questa zona c’è anche un famoso mercato delle spezie, dove i venditori cercano di fregarti rifilandoti il falso zafferano, che si distingue da quello vero per non colorare le dita di giallo, ma di rosso.
Bahia Palace
 
Si vedono numerose cicogne che hanno fatto il nido sopra al Badi Palace e alle mura che circondano la piazza adiacente, dove si può mangiare qualcosa. Se si tenta di riposarsi su una panchina si viene immediatamente interpellati da venditori ambulanti.
Badi Palace

24 dicembre 2012
Dopo due notti trascorse a Marrakech ce ne torniamo in aeroporto, dove, dopo aver ritirato un po' di cash all'ATM, ritiriamo la vettura prenotata con autoeurope. Stavolta tocca alla Budget che ci rifila una Kia Picanto piuttosto malridotta per 240 euro per 10 giorni. Nella hall degli arrivi si trovano, oltre alla compagnie di noleggio internazionale, alcune compagnie locali.
Il traffico è in generale quasi inesistente. Aumenta nell’avvicinarsi ai grossi centri abitati, dove aumenta anche la presenza della gendarmerie, che presidia ogni rotonda. Ai bordi della strada è un andirivieni di carretti trainati da muli, scolari di tutte le età e di gente che cammina, aspetta gran taxi (che non sono altro che normali taxi strapieni di passeggeri) o fa l’autostop.
Fortunatamente il navigatore funziona perché, anche se le strade non sono molte, i cartelli stradali scarseggiano e per imboccare la strada verso Ouarzazate dobbiamo praticamente passare in piena Marrakech. Sono le 11 del mattino e il traffico non è esagerato e ce la caviamo abbastanza bene. Una volta imboccata la strada che ci condurrà verso l’Atlante ogni cosa si fa più lenta e rilassante ed il paesaggio si concede allo sguardo in maniera sinuosa, soprattutto quando ci si avvicina al passo Tizi’n’Tichka, che nei mesi invernali a volte viene chiuso per neve (anche se solitamente viene riaperto nel giro di un giorno). E’ bene controllare le previsioni della zona. Noi l’abbiamo fatto e il sole splendeva per almeno 2 settimane consecutive. Ci sono molti punti di osservazione dove scattare qualche fotografia.

 On the road Marrakech-Ouarzazate


Viaggiando blandamente, da Marrakech a Ouarzazate impieghiamo circa 4 ore. Le vallate che si aprono addolcendo le grezze pareti rocciose sono una meravigliosa sorpresa e la neve sulle vette si staglia contro un cielo blu terso, che genera un senso di benessere moltiplicato ad ogni curva. Quando si scende la strada si fa più scorrevole e si arriva in tempo per scoprire la città di Ouarzazate affaccendata con le operazioni pomeridiane. Qualcuno sostiene che la ordinata e pulita città di Ouarzazate abbia qualcosa di finto e in parte è vero, ma l’insieme proposto non è male. Ci sono moltissimi hotel, ma come sistemazione per la notte scegliamo Skoura una destinazione meno turistica e un po’ più grezza (a 30 km di distanza sulla strada per Merzouga), dove si può soggiornare in una delle numerose kasbah.
 Ouarzazate
Scegliamo il Dar Es Salaam, una vera kasbah nella palmerie.

 Tè marocchino
Vera nel senso che l'edificio è realmente costruito con fango, a differenza di altri costruiti con mattoni normali e ricoperti di fango per ricreare l'effetto caratteristico. L'opzione è ottima se si considera l'ospitalità del proprietario, che ci accoglie con te e biscottini fatti in casa, la bellezza dell'edificio e la cena buona ed economica (10 euro). Purtroppo nella stanza fa un freddo del menga e il piccolo calorifero elettrico non riesce nell'ardua impresa di sconfiggerlo. Anche le parti comuni, riscaldate solo nei momenti del desco, risultano essere alquanto fresche. Questa sistemazione sarebbe perfetta in un periodo dell'anno più caldo.


Kasbah Dar Es Salaam

25 dicembre 2012
Partendo da Skoura in direzione Valle del Dadès, il paesaggio ricorda moltissimo la Terra del Fuoco con vaste distese e montagne innevate all'orizzonte a renderlo ancora più suggestivo. Incontriamo alcuni dromedari in libertà, che si offrono ad un primo piano con sfondo mozzafiato.
 Dromedario on the road Skoura-Boulmane du Dadès
Quando si raggiungono i primi centri abitati è un susseguirsi di villaggi praticamente uno via l'altro. Kelaa m Gouna è il più carino e florido, con numerosi negozi di prodotti a base di rosa. Qui in primavera la fioritura è spettacolare. Poco prima di arrivare a Boulmane du Dadès si svolta per la Gorge du Dadès e si apre il paradiso dei geologi, ma anche di coloro che amano il bello del mondo, perchè si alternano formazioni rocciose multicolore e sfaccettatissime.

 



 Valle del Dadès
Si sale per girare, si scende per risalire e per ritrovarsi in una nuova dimensione fatta di pertugi e passaggi stretti, di fiume che rigurgita, di alberi arrampicati e di altopiani ariosi, di ripidi tornanti e di crepacci oscuri. Il fondo stradale è in buone condizioni. La visita non è faticosa ed è facile arrivare a ciò che in altre occasioni ha comportato assai maggior impegno. Dall'inizio della strada sino a Mesmir ci sono 63 km di strada asfaltata, che poi diventa sterrata, ma già dopo la gola (cioè dopo circa 30-35 km), il contesto si fa più desertico e meno turistico e le persone per strada sono molto più curiose di incontrare i viaggiatori e in molti ci salutano. Si può soggiornare o pranzare con vista lungo la strada della gola in uno dei numerosi ristoranti e hotel.

 

on the road verso Mesmir
Boulmane du Dadès non merita una sosta e per la notte scegliamo il Riad Timadrouine, sulla strada, a 22 km da Tinherir (o Tinghir, come molte località ha due nomi diversi e bisogna indovinare quello buono per il navigatore). Oltre ad essere molto bello la stanza è perfettamente climatizzata. Se durante il giorno splende il sole l'aria è comunque frizzante e il riscaldamento è fondamentale. Il manager/cameriere è gentilissimo e ci prepara sauna, bagno turco e jacuzzi, che non possiamo non sfruttare.

26 dicembre 2012
Ci svegliamo con un altro cielo blu indimenticabile e dopo aver fatto colazione prendiamo la strada per Merzouga, piuttosto lineare. Seguiamo le indicazioni per Errachidia fino a che non troviamo quelle per Arfoud. Da qui cambiano un poco le usanze. La gente sembra meno aperta e ospitale, le donne sono coperte dalla testa ai piedi con pesanti chador neri. Le campagne intorno a Rissani spingono il piede sull’acceleratore, cosa che avrebbe una valenza di utilità se non si stesse guidando una Kia picanto imbalsamata.
Sia Merzouga sia Hassilabiad, le due località vicine alle porte del deserto dove si trovano gli hotel non vengono riconosciute dal GPS, ma la strada è quella giusta e ci sta conducendo, ora aperta e ariosa, verso le dune metalliche di un deserto senza compromessi, che qui ha il suo portone di ingresso, molto ben sorvegliato; infatti il villaggio si intuisce, avendo lo stesso colore della terra presabbia e viene confermato dalla presenza di numerosi cartelli indicanti le sistemazioni per la notte. Tenendo gli occhi ben aperti ed il volante pronto alla svolta, anche se si potrebbe pensare ad una piccola pista aperta per andare a casa di qualcuno che ben non si conosce, riusciamo ad arrivare al Riad Mamouche, che si trova ad Hassilabiad (da qui partono un’infinità di escursioni sabbiose, le più gettonate quelle in groppa ai dromedari), in splendida posizione; la terrazza offre una vista unica sulla duna più alta.
 
 Sahara

 Ci incamminiamo per salirci sopra; la sensazione non è nuova, ma ha sempre il suo fascino, anche se qui l’incanto poetico è sfregiato, in modo non compromettente, dalle tracce invadenti di pneumatici quadrettati. Noi, come i dromedari, lasciamo solo impronte di zampe.
Siamo fortunati, non c’è il vento, molto comune da queste parti specialmente in luglio e agosto.
Poi le ombre si allungano, i colori si accalorano ed ogni cosa si fa più pacifica.
Gli spazi comuni del Riad Mamouche sono molto belli, soprattutto la zona piscina, meno le camere, un po’ buie e non troppo pulite, ma con il riscaldamento perfettamente funzionante. La colazione e la cena scarseggiano. Il personale conosce un po’ di italiano e ci propone le miriadi di attività da loro organizzate.

27 dicembre 2012
Il ritorno da Merzouga a Skoura è lungo, anche perché si attraversano numerosi centri abitati, in cui, oltre a dover rispettare il limite di velocità, bisogna prestare grande attenzione ai pedoni e ai ciclisti che ondeggiano alla maniera degli scalatori, anche se si trovano in pianura. Lungo il tragitto c’è una serie impressionante di posti di blocco, che rende visibilissima la presenza dello stato. Generalmente, riconoscendo un auto guidata da turisti stranieri fanno passare.
A Tinerhir svoltiamo per la gola del Todra. La strada si presenta subito molto interessante perché c’è un fondovalle stipato di palmeti rigogliosi e le case si arrampicano sulle rocce rosse. Più avanti l’orizzonte si fa sempre più intricato e selvaggio, ma l’atmosfera è rovinata da centinaia di venditori che trasformano un luogo altrimenti poetico in un bazar a cielo aperto. Nonostante la carreggiata sia larga poco più di una corsia su cui è stata gettata male una striscia di asfalto, gli autobus turistici non esitano ad arrampicarsi in maniera anche piuttosto invadente e rovesciano tonnellate di passeggiatori improvvisati, che ne approfittano per esplorare il letto del fiume e farsi accalappiare dai venditori suddetti. Ci sono alcuni hotel nella gola, da cui partono le escursioni a piedi. 
on the road verso la Todra Gorge
Skoura è ancora una volta la meta della nostra gita e del meritato risposo. Si opta per il meraviglioso (sia per posizione sia per bellezza dell’edificio e per calorosità d’accoglienza) Chez Talout (70 euro per la mezza pensione, in due ovviamente) , dalla cui terrazza, alle 17.30, si salutano il sole e la luna equidistanti da una pianura merlata di alture di ogni tipo e ondeggiata da morbide colline.
L’indicazione per questa bella Kasbah si trova 7 km dopo l’abitato di Skoura verso Ouarzazate sulla destra; qui si imbocca uno sterrato di 3 km non particolarmente impegnativo. La cena è la migliore del Marocco.
Chez Talout

28 dicembre 2012
La metà di oggi è Taroudannt, che raggiungiamo attraverso un paesaggio caratterizzato dal colore cangiante delle rocce dal marrone scuro al rosa, e che passa dall’aridità iniziale alla fertilità della zona più vicina alla cittadina, dove si susseguono aziende agricole. Qui l’agricoltura, in particolare di arance, limoni, argan e olive, è la principale fonte di sostentamento.
C’è poco turismo e lo si vede dai souq, che vendono soprattutto prodotti di uso quotidiano, e dai calessi, che trasportano principalmente gente del posto. Anche noi facciamo un giro in calesse (un’ora 60 Mad) delle mura al tramonto con Hassan, un tipo simpatico che ha lavorato dalle nostre parti e conosce l’italiano. Sono 7 km, che si possono percorrere piacevolmente anche a piedi in circa due ore. Oltre alle mura non c’è molto da vedere.
 Taroudannt

Dormiamo al Riad Maia, gestito da due francesi gentilissimi. La stanza (al costo di 45 euro con la colazione) è arredata con gusto e calda, all’interno di una bella struttura con terrazza.
Parcheggiamo l’auto in un vicolo senza nessun tipo di custodia. Fidiamoci!
Ceniamo a L’Agence, ristorantino consigliato dalla Lonely Planet e dai gestori del Riad. Il menù completo a 110 Mad è discreto e la proprietaria è molto gentile.
Nella maggior parte dei ristoranti non figurano alcolici nel menù, ma chiedendo è probabile che vi saranno dati vino e birra. Nella maggior parte dei casi i locali non acquistano la licenza perché troppo costosa, in altri casi non la possono ottenere perché situati nelle vicinanze di una moschea e bere in vista di una moschea è reato.

29 dicembre 2012
Si parte, dopo un’eccellente colazione, in direzione Tafraoute. Si può optare per la via veloce che passa da Igherm (circa 2 ore) o per quella più lenta, ma più affascinante che tocca Ait Baha. Da qui la visuale si fa sempre più articolata e, nonostante la velocità di crociera sia ridottissima per le continue curve e per la strettezza della sede stradale (asfaltata) simile ad una striscia scendiletto, il viaggio è tutt’altro che monotono.



 on the road verso Tafraoute

A circa 5 km da Tafraoute si incontra un villaggio fortificato edificato sulla cima di uno spuntone roccioso; è ben conservato con una suggestiva scalinata. Ricorda il nido di una cicogna. Questi ultimi km verso la destinazione finale sono i più interessanti dal punto di vista paesaggistico. Come previsto la Picanto dà il suo  primo segno di cedimento sotto forma di una bucatura (di una gomma ormai alla fine dei suoi giorni). Montato il ruotino sembra ancor di più un’auto giocattolo.
Fortunatamente Tafraoute sembra essere la cittadina paradiso del gommista: ce ne stanno almeno 4 su 5000 abitanti. Qualche malizioso potrebbe ipotizzare che il numero così elevato di tali esercenti sia alimentato da procacciatori d’affari sul tratto di strada precedente.
Considerando che la vettura monta tutti pneumatici di marche diverse e stati d’uso differenti ne facciamo montare uno usato perché uno nuovo potrebbe compromettere la già precaria equilibratura del mezzo.
La cittadina ci accoglie incoronata dalle sue rocce rosse e frastagliate. L’atmosfera è quella di una ridente località di villeggiatura e gli spazi pubblici sono ordinati e puliti.
 dal balcone dell'hotel Salama
 Tafraoute
Per mangiare scegliamo l’Etoile du Sud, ma potevamo fare di meglio, mentre la sistemazione per la notte all’hotel Salama è azzeccata. L’albergo consigliato dalla Lonely Planet non ha perso il suo approccio autentico. Il rapporto qualità-prezzo è ottimo. Per 256 Mad abbiamo soggiornato in una camera pulita e ben arredata con balconcino con vista, riscaldamento e tv. L'unico problema è che l'acqua diventa al massimo tiepida e la doccia in inverno è poco piacevole. La colazione costa 23 Mad a testa e non merita. Meglio comprare le brioche all'ottima boulangerie sulla strada per Taroudannt.

30 dicembre 2012
Appena fuori dal villaggio, la strada che conduce a Tiznit è circondata da rocce levigate dalle forme strane, la più famosa delle quali è la Chapeau de Napoleon. Prendiamo la deviazione per vedere la bella gola di Ait Mansour. La strada prosegue asfaltata fino all’oasi di Afella Ighir (circa 25 km), per raggiungere la quale ci vuole più di mezz’ora.
 Afella-Ighir



 on the road verso Tiznit
Torniamo sulla strada per Tiznit, che si inerpica ancora. C’è una via alternativa probabilmente più lineare, ma chi ama la linearità? E poi non sta scritto su nessuna guida, ma il paesaggio merita. Tiznit ha una bella cinta muraria, ma non c’è tempo per la visita e proseguiamo per Aglou Plage, località sulla costa atlantica. Da qui la solita Lonely Planet descrive una stupenda strada costiera sino a Mirleft, probabilmente prodotta dalla fervida immaginazione dell’autore. E’ uno dei tratti meno interessanti percorsi in Marocco.
Più piacevole è la strada che conduce a Sidi Ifni, un insediamento spagnolo con qualche bell’edificio bianco e azzurro e qualche hippies.


 Sidi Ifni
Mirleft è a tutti gli effetti una località di villeggiatura con tanto di balneazione e scuole di surf. Arriviamo con un discreto appetito al ristorante Octopussy di fronte al Sally Bed and Breakfast dove dormiremo, in località Les Amicales. Il nome fa ben sperare per un cambio di alimentazione (tajine e cous cous hanno rotto). Purtroppo molte delle pietanze elencate nel menù non sono disponibili (soprattutto la piovra, cioè ti chiami octopussy  e poi... vagliela a raccontare a un greco sta storia!). Mangiamo comunque buone cozze gratinate. Abbiamo ancora fame e facciamo il bis al Cafè Les Amicales, uno dei tanti caffè che si affacciano sul viale principale e sono frequentati sia da locali che da turisti. La tajine di pesce non è male e costa 50 mad.
Si vedono passare molti europei che abitano da queste parti. In effetti i proprietari dell’Octopussy sono francesi e al Sally B&B ci accoglie un’italiana, poco simpatica. La stanza è carina e pulita ma la vista mare è parziale ed il prezzo alto per gli standard marocchini (57 euro).
In spiaggia c’è parecchia gente e qualcuno fa il bagno anche se l’acqua sembra gelida.


Mirleft
31 dicembre 2012
Lasciamo Mirleft con destinazione Essaouira. Fino a Tiznit il percorso è piacevole, da qui ad Agadir si fa più monotono. La circonvallazione di Agadir è un supplizio per la presenza di circa 8000 rotonde con altrettanti poliziotti appostati, ma il traffico non è esagerato. Oltrepassata la città si aprono begli scorci costieri: ci sono molte baie prese d’assalto dai surfisti (Taghazout ne è il paradiso indiscusso). Anche quando ci allontaniamo dall’oceano, rientrando nel regno dell’argan, in cui le capre s’arrampicano sugli alberi, al volante non ci si annoia e l’approdo ad Essaouira è abbastanza immediato. Parcheggiamo l’auto davanti alla porta della città Bab Marrakech, in un grande parcheggio custodito. Per due notti paghiamo 80 dirham e ci viene rilasciata una ricevuta microscopica. Per il soggiorno abbiamo scelto il Riad Chems Bleu, che si trova a due minuti a piedi dalla porta ed è facilmente raggiungibile, nonostante le intricate strade della medina. E’ un vero bijoux e consigliarlo al visitatore è quasi un dovere, 45 euro veramente ben spesi; le camere sono arredate con gusto raffinatissimo ed il personale è cordiale e disponibile. Dalle finestre e dalle terrazze si gode una splendida vista sul mare e sulla città e la colazione è ottima. Ci propongono l’ennesimo tipo di pane. I marocchini non sono grandi cuochi, ma ottimi panificatori.

   dal balcone del Riad Chems Bleu
La Lonely Planet a proposito di Essaouira dice che non c’è nulla di particolarmente bello a livello architettonico, ma che è molto piacevole passeggiare nel centro della città. Come prima risposta verrebbe da dire:”Ettecredo! Cheppensavi di essere a Siena?” In realtà qualcosa di più originale del resto c’è, come il bastione del porto (per salire e vedere la città dall’alto si pagano 10 dirham), le porte di ingresso alla città, la piazza Chefchaouen con la torre dell’orologio, la Place Moulay Hassan, la Skala de la Ville difesa da una serie di cannoni, da cui si può godere di vista dall’alto, sul mare e sul quartiere degli artigiani. In prossimità della Skala de la Ville vi sono negozi di artigianato a prezzo fisso. E vai! Niente contrattazioni! In questa zona si trovano ristoranti carini, così come lungo la Laalouj e sulla Place Chrib Atay. Tutto sommato è vero che la cosa migliore da fare è camminare, osservando tutto attorno, e lasciarsi perdere un po’ nel mix di culture e odori presente in questo piccolo universo possibile. Lato negativo è che tutti i ristoranti chiudono dalle 15.30 alle 19.00; fortunatamente c’è qualche buona pasticceria aperta.

Essaouira

2 dicembre 2012
Da Essaouira all’aeroporto di Marrakech impieghiamo circa 3 ore. Lasciamo l’auto e prendiamo un taxi per il Riad Dubai, dove trascorreremo l’ultima notte. Ci girano subito a manetta perché:
1) il tassista ci chiede 20 euro quando all’andata ne abbiamo pagati 15 (che è la tariffa corretta) e quando glielo facciamo presente ci fa la "concessione" di abbassare la richiesta iniziale
2) arriviamo alla porta di ingresso della medina in zona Riad e un ragazzetto si offre di accompagnarci. Gli diamo 3 dirham e lui dice che non sono niente. Bè se anche a me dessero 30 centesimi per percorrere 100 metri non mi dispiacerebbe!
3) al Riad Dubai il proprietario ci comunica che alloggeremo in un altro edificio, che però ci assicura essere la stessa cosa. Allora, abbiamo scelto il Riad dopo aver letto le recensioni che dicono che il proprietario è molto gentile e la cucina ottima e ci ritroviamo in una struttura con un altro manager e un altro cuoco. Non è la stessa cosa! Inoltre l'edificio non è ben tenuto e la camera, anche se molto ampia, ha un odore di stantio.
Bè, poco male. Dispiace meno che il viaggio sia giunto al termine.

 Capre

2 commenti:

  1. Racconto molto dettagliato, come sempre!

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  2. Bellissime foto, e racconto di viaggio come al solito dettagliatissimo!!!! E come al solito viene una gran voglia di partire!! L.

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