venerdì 15 maggio 2026

Creta ultimo atto

 

LUNEDÌ 30 MARZO 2026

Il volo Ryanair da Bergamo per Chania (Creta) costa 47 euro a persona e parte in perfetto orario alle 8.45 quindi alle 12.20 (un’ora di fuso) atterra sull’isola. Abbiamo prenotato una Fiat Panda da Imperial car rental (ormai siamo clienti abituali) per 5 giorni al prezzo di 109 euro con assicurazione casko; la società si appoggia al car rental Monza durante la bassa stagione, il cui ufficio si trova fuori dall’aeroporto (arrivi) a sinistra dopo circa 150 metri. Mettersi alla guida è un piacere perché le strade sono in condizioni decisamente migliori rispetto alle nostre, il traffico è scorrevole ed il panorama sorprendente, infatti ha nevicato parecchio quest’inverno sulle montagne, perciò il contrasto tra le vette immacolate e candide ed il verde smeraldino delle acque del porto di Chania è tanto surreale quanto incantevole: Sembra una ricostruzione cinematografica di un film di fantascienza in cui le piste da sci dolomitiche si specchiano in una baia della Sardegna. Ci dirigiamo verso la prima tappa della nostra gita: la città di Rethymno. Prendiamo possesso della stanza al Poseidon Hotel (50 euro senza colazione ma c'è un bollitore ed una macchinetta del caffè) che ha un fantastico terrazzino vista mare ed è praticamente nuova ed assai confortevole. Gambe in spalla alla scoperta del centro storico pedonale e ben valorizzato con una pausa pranzo da Stella’s Kitchen dove si ordina direttamente davanti a pentole e padelle: non esiste un menù e si compone il proprio piatto principale con una porzione di carne a scelta e due tipi di verdure come contorno. È una cucina semplice e casalinga forse non di immediata digeribilità, ma di buoni risultati gustativi. Visitiamo il porto veneziano, la fortezza ed il giardino municipale per perderci poi negli intricati vicoli della città vecchia dove incontriamo la moschea con il suo bel minareto e la fontana Rimondi. 




 

MARTEDÌ 31 MARZO 2026

Imbocchiamo la strada che da Rethymno punta verso l'interno dell'isola in una bella vallata le cui panoramiche sono purtroppo condizionate dal maltempo. Facciamo una breve sosta al monastero di Arkadi e riprendiamo la via per Matala dove arriviamo all'ora di pranzo. 


 

Il villaggio si trova in una baia assai suggestiva però non mostra l'atmosfera coinvolgente che molti si ostinano ad esaltare, anche perché gli edifici non sono molto belli nè ben tenuti come succede alle cicladi dove spesso è sufficiente un’intonacata ed una mano di bianco ed un paio di persiane colorate d'azzurro a dare un senso di armonia anche alle costruzioni abbastanza lineari. Inoltre molte attività commerciali sono chiuse per la bassa stagione o per lavori di manutenzione quindi l'ambiente non risulta particolarmente accogliente in questo momento dell'anno. Molto interessanti e piacevoli invece sono le camminate che si possono intraprendere tenendo Matala come base di partenza: quella che conduce alla Red Beach ad esempio è assolutamente da non perdere con i suoi saliscendi tra pendii e pietraie, punti panoramici ed immersione totale in una natura odorosa e magnifica. Ci sono due possibilità di camminamento partendo dal paese noi scegliamo quella più rivolta mare da cui si vedono più scorci costieri. È ben segnalata e tonificante. 



 

I posti per pernottare aperti sono pochissimi e non proprio economici per la qualità offerta. Dormiamo al Fantastic Matala 2 (57 euro per una camera doppia discreta, con una proprietaria sopra le righe). Tra i tre ristoranti aperti scegliamo sia per pranzo sia per cena Petra e Votsalo, con buoni piatti della tradizione e pesce fresco a prezzi accessibili.

MERCOLEDÌ 01 APRILE 2026

Ci muoviamo in funzione del meteo cercando di fuggire dal peggio e all'inizio ci riusciamo abbastanza bene infatti percorriamo l'intera lunghezza della spiaggia di Komos sotto un solino velato, ma gentile. Poi proviamo a seguire i consigli della guida del Touring che parla bene dei paesi di Vouri e Zakros, in realtà non possiamo concordare con il parere positivo, così ci spostiamo al monastero di Vrodissi che è chiuso nonostante le informazioni opposte: poco male perché i dintorni sono molto interessanti e ci lanciamo in una soddisfacente camminata in mezzo agli ulivi. 

 



Riprendiamo la scorrevole strada per Heraklion dove arriviamo per l'ora di pranzo. Mangiamo molto bene a prezzo basso da Paradosiakí Taverna Xylouris.
La città è piuttosto decadente e squallida, sporca e maltenuta e, se non fosse per qualche monumento sporadico e per alcune vie pedonali, sarebbe un'esperienza da dimenticare. Nel pomeriggio arriva una calima mostruosa: anche per la gente del posto evidentemente un fenomeno più unico che raro, perché si fiondano tutti sui marciapiedi col telefono in mano a fotografare o filmare un cielo surreale che dapprima si scurisce poi si tinge di giallo ocra ed infine di un arancione da fine del mondo per tempesta nucleare. Si mette anche a piovere e tutto si ricopre di una palcia quasi impossibile da rimuovere dai finestrini e dai vestiti, dai capelli e dalle narici; le strade si stracciano di latte nesquik e non si capisce più niente sugli orizzonti ottici… 






 

Per la notte abbiamo prenotato una stanza da Luana Monte Apartments (45 euro lo studio moderno con qualche pecca e una bella piscina) in una zona piuttosto brutta vicino allo stadio comunale, nel quartiere di Ammoudara.

GIOVEDÌ 02 APRILE 2026

Heraklion si sveglia sotto una coltre di sabbia del deserto e tutti si danno un gran daffare a cercare di pulire finestre, balconi e vialetti; le auto, compresa la nostra, sembrano partecipanti alla Parigi-Dakar. Con una bottiglia d'acqua ed il tergivetro della doccia riportiamo una parvenza di visibilità e sicurezza a finestrini, specchietti e parabrezza e riusciamo così a partire per la parte est dell'isola. Superiamo Agios Nikolaos e puntiamo verso Mochlos e dopo una ventina di chilometri imbocchiamo la trazzera che conduce alla spiaggia di Richti. Bisogna prestare molta attenzione sia alla morfologia stradale, sia alla presenza di ingombri sulla sede, quali tubi e massi crollati che un paio di pale meccaniche stanno rimuovendo, creando ulteriore rallentamento alla già pigra andatura di cautela. Prima di raggiungere la spiaggia c'è un parcheggio dove lasciamo l'auto per imboccare il sentiero della gola omonima che in una mezz'ora di scavallo al ruscello ci permette di arrivare alla cascata dopo aver attraversato un contesto di natura totale. Molti preferiscono percorrere la gola al contrario, cioè scendendo da monte; in questo caso il cammino è assai più lungo e tortuoso. L'ingresso costa 5 euro ma in questo momento è gratuito.









Ritorniamo sui nostri passi per una breve pausa pranzo rigenerante al Sochoro Greece Cuisine (molto buono anche se un po' caro) di Mochlos ed una breve passeggiata post prandiale. 

Risaliamo in auto e ci fermiamo poco dopo, precisamente alla spiaggia di Voulisma che, però, ci tortura un po’ con la bellezza delle sue acque che invitano al bagno chiaramente improponibile a causa della temperatura proibitiva. 



Ritornando ulteriormente verso ovest facciamo tappa ad Agios Nikolaos dove parcheggiamo in prossimità del porto e visitiamo il centro dell'abitato caratterizzato da una laguna interna molto suggestiva su cui si affacciano diverse attività commerciali. 

 




È tempo di ripiegare verso Malia dove abbiamo prenotato una stanza molto carina al Mila Malia Studios (40 euro con colazione). Il paese è improntato ad una grande ricettività estiva con svariati tipi di sistemazioni, ristorazione plurima ed altre varietà di intrattenimenti ludici che in questo periodo sono tutti chiusi conferendo al luogo un'atmosfera decadente, ulteriormente aggravata dal peggioramento del clima con forti venti e rovesci a profusion.

VENERDÌ 03 APRILE 2026

Si potrebbe fare una bella camminata su un sentiero che unisce Malia a Sissi ma il clima non lo consente perciò, come abbiamo fatto in tutti questi giorni, andiamo a cercare miglior fortuna altrove. Ci va abbastanza bene a Kalyves, dove pranziamo a base di kountosouvli da To Psito: molto buono e abbondante a prezzo irrisorio. Anche qui si mette a piovere con gagliarda intensità perciò ci spostiamo nella zona di Chania dove le previsioni sembrano essere più rosee; non è poi così vero, infatti al posto dei sentieri di montagna che ci prefiguravamo optiamo per una blanda visita della città (che già conoscevamo) che comunque è sempre molto piacevole, sicuramente è la più interessante di Creta.










Quando il cielo si apre leggermente, facendo vedere il suo colore, ci spostiamo sulla penisola di Akrotiri per visitare il monastero di Agia Triada Tzagaroli (ingresso 3 euro), un bel monastero dall'approccio siciliano ed il successivo Gouvernetos; qui ci sarebbe un cammino di circa 5 km per raggiungerne un altro in un bel contesto roccioso con sfondo marino, ma naturalmente si riaprono le cataratte e ce ne torniamo indietro dopo poco con le pive nel sacco. 



 

Andiamo a cena da Barbantonis a 7 minuti dall'aeropoto che ci prepara piatti gustosissimi dalle dimensioni pantagrueliche, o così ci sembrano, avendo ancora il pranzo come riserva di energia non utilizzata… peccato invece di una vacanza ossigenante e fisicamente tonificante, è stata soprattutto incentrata sulla gastronomia e purtroppo nociva a livello respiratorio a causa della calima che ha afflitto l'isola con rossa tenacia.   

mercoledì 25 febbraio 2026

Cambogia (Siem Reap) e Thailandia (Koh Kood)

VENERDÌ 21 NOVEMBRE 2025 + SABATO 22 NOVEMBRE 2025
Partiamo da Malpensa con volo Emirates delle 21.20 con destinazione finale Siem Reap (Cambogia), dopo uno scalo con cambio di aereo a Dubai ed uno in cui rimaniamo a bordo dello stesso velivolo a Bangkok. Arriviamo al controllo passaporti di Siem Reap alle 21.30 del giorno successivo. A casa ci siamo organizzati producendo tutta la documentazione necessaria (visti online e e-arrival card) e pensavamo che la procedura venisse snellita in questo modo, ma a quanto pare è una vana illusione perché comunque, invece di utilizzare scanner e telecamere automatiche, bisogna passare da un ufficiale di polizia che praticamente prende in mano i tuoi effimeri documenti digitali e li tratta alla vecchia maniera… Agli arrivi troviamo il driver del tuk tuk (25 dollari) che ci porta in città in poco più di un’ora. Siccome l’albergo dove abbiamo prenotato 5 notti (109 dollari in tutto) in camera doppia con colazione, il Residence 1960, ci aveva inviato un messaggio di conferma in cui si diceva che avremmo potuto pagare con carta di credito/debito anche il costo del trasporto, non ci eravamo preoccupati di portare dall’Italia banconote di dollari, che qui si spendono quasi più facilmente rispetto ai Riel locali, ma pensavamo di andare a cambiare gli euro la mattina seguente; purtroppo al check-in ci è stato detto che ciò non era possibile e che non potevamo nemmeno pagare in euro, perciò siamo dovuti andare con il nostro amico tuktuker ad un atm poco distante e ritirare dei dollari per saldare il nostro debito, con la conseguente spiacevole commissione applicata dalla banca locale di 6 dollari… Si può quindi affermare che la soluzione migliore sia portare un centinaio di dollari dal proprio Paese, per le primissime spese, e poi convertire gli euro in riel alle case di cambio (noi scegliamo Welcome Money Exchange & Serey Chanthea Money Exchange e troviamo cordialità, competenza e buoni tassi). Prima della partenza abbiamo acquistato sul sito https://www.angkorenterprise.gov.kh/en l'Angkor Pass per 7 giorni (72 USD), che consente di entrare in tutti i templi della zona di Siem Reap e viene controllato ad ogni ingresso.


DOMENICA 23 NOVEMBRE 2025
Noleggiamo uno scooter 125 per cinque giorni al prezzo di 45 dollari da Siem Reap Scooter Rental con il quale partiamo subito alla scoperta dei dintorni e precisamente il bel complesso di Preah Ko, dove gli unici visitatori del mattino siamo noi ed una famiglia di scimmiette discrete.
Il superlativo Bakong si trova più avanti ed è circondato da un fossato. L’edificio principale è di grande impatto estetico e simbolico; ci sono quattro livelli di costruzioni ornate da statue impressionanti ed altre pregiate rifiniture. Proprio dietro c’è un monastero buddista in attività. Molto meno interessante è il Lolem anche se per arrivarci percorriamo una strada di campagna in cui si respira un’atmosfera da antica civiltà contadina con tanto di bufali a mollo nella risaia. Nel tardo pomeriggio decidiamo di goderci la tiepida aria del tramonto nella zona di Phnom Krom sopra il Tonle Sap dove molte persone del posto mettono le stuoie ed il plaid sull’erba improvvisando picnic e riunioni di famiglia. Il percorso per giungervi offre spettacolari vedute sulle coltivazioni di loto. Per i pasti della giornata optiamo per la cucina locale riadattata ai gusti occidentali recandoci a pranzo al Hand Pulled Noodles & Dumplings e a cena al Wild dove mangiamo bene e spendiamo cinque dollari a testa (birra alla spina da un dollaro).

 

 

 

LUNEDÌ 24 NOVEMBRE 2025
Se la gita di ieri ci aveva entusiasmato, quella di oggi ci sorprende ancora di più per il contesto naturalistico che attraversiamo e nel quale sono incastonate le bellezze rare che andiamo ad esplorare.  Abbiamo organizzato la visita sia in funzione della logistica e della distribuzione geografica, sia della gradazione di interesse, infatti per prima cosa ci approcciamo al Prasat Kravan con il suo colore rosa/arancione e le cinque torri dagli interni decorati. Si passa poi a fianco del Sra Srang, un laghetto che un tempo era la piscina del re e delle sue mogli (probabilmente dei nuotatori eccezionali…) per giungere al Banteay Kdei un bellissimo monastero buddista molto articolato e raffinato completamente avvolto dalla giungla: il degno antipasto su scala minore dell’impressionante Ta Prohm, utilizzato nel recente passato come set cinematografico per il Tomb Raider di Lara Croft. Il direttore della fotografia non avrà dovuto certo fare un gran lavoro, perché la bellezza del luogo lascia senza fiato, soprattutto per la perfetta armonia tra l’opera d’ingegno umano, nella realizzazione degli edifici millenari, e la natura prodigiosa che a volte cerca di strafare, con le maestose radici degli alberi che scavallano ed inglobano la dura pietra ed i giganteschi mattoni d’arenaria. Questo è sicuramente il posto della giornata in cui troviamo il maggior numero di visitatori ed in effetti si merita il grande successo d’affluenza. Ci spostiamo verso il più pacifico ed intimo Ta Keo la cui costruzione è stata interrotta perché colpito da un fulmine ed il presagio evidente ha fatto chiudere anticipatamente il cantiere, ma ciò che ci è stato lasciato è comunque molto interessante e la salita dei gradoni sino alla sommità è un’esperienza che fonde assieme misticismo e fisicità, mentre la discesa è un esercizio di meditazione zen, tanta è l’attenzione da profondere nell’impresa: caro Montale, potrebbe davvero essere il vuoto ad ogni gradino… Riprendiamo il motorino e raggiungiamo i gemelli che si chiamano Thommanon e Chansaytevoda, il primo in buone condizioni anche perché ristrutturato e talvolta utilizzato come ambientazione per eventi, il secondo è molto meno ambizioso e perciò forse più caratteristico, sicuramente più “simpatico”. Concludiamo la giornata di visita al Ta Nei, anche questo un po’ trascurato, ma situato in una boschiva molto affascinante.

 

 























 

MARTEDÌ 25 NOVEMBRE 2025
Ci rechiamo al fantastico sito di Angkor Thom e precisamente vi accediamo dalla porta sud dove c’è un ponte riccamente decorato da statue; dalla porta si può passare con il proprio mezzo e parcheggiare nei pressi del Bayon il quale si trova sotto i ferri di un’importante opera di restauro finanziata dall’Unesco e dai giapponesi ed amministrata dai beni culturali cambogiani. Purtroppo i lavori sembrano procedere un po’ a rilento ed è più il disagio per parti imbragate e zone inaccessibili che l’evidenza di un risultato soddisfacente… In ogni caso ci si può godere questo immenso agglomerato d’edifici partendo dai muri perimetrali che, con i loro bassorilievi di buona fattura, raccontano la storia millenaria di questo popolo. Entrando poi ci si può perdere in un labirinto di corridoi, portici, edifici e chiostri, torri e finestre aperte sul mondo; svoltando ogni angolo ci si trova di fronte a grandi opportunità di scattare fotografe memorabili. Sul lato nord, dall’altra parte della strada, si trova il poderoso Baphuon sulle cui scalinate ripidissime si sale con precauzione, ed una volta arrivati sulla sommità si gode di un panorama incantevole, da qualunque parte si indirizzi lo sguardo. Anche in questo caso vi è un connubio perfetto tra sapienza umana e prodigio naturale: tutto è in armonia e le splendide composizioni architettoniche si integrano in una giungla rigogliosa con tanto di fauna disinvolta, soprattutto scimmie intente nelle loro occupazioni, maiali razzolanti e uccelli canterini. Molto affascinante è anche la terrazza degli elefanti che in questo momento è utilizzata come set scenografico per un programma televisivo. Davanti si trova un tempio diroccato, ma di grande impatto visivo. Passando oltre rispetto alla terrazza del Leper King (che non ha molto da raccontare) si possono visitare altri due templi, anch’essi completamente immersi nella foresta, ma sicuramente molto meno accattivanti rispetto ai precedenti. Uscendo dalla porta ovest si trova un altro ponte, questo funge da location per servizi fotografici a sposi novelli ed altri personaggi in costume tradizionale o in alta uniforme militare. Facendo ritorno a Siem Reap decidiamo di fare un giro nei pressi di Pub Street che di giorno sembra anche un luogo piacevole. Si prosegue nel mercato e poi in quello che tratta prodotti artigianali. Svariate sono le possibilità di acquisti a prezzi assai ridotti. Ci concediamo una passeggiata sul lungofiume che, pur avendo il colore di un passato di fagioli e patate, è molto romantico con le sue barchette/fioriere, i ponti decorati e le lanterne appese ad ogni ramo d’albero. Per cena optiamo per il ristorante Haven dall’intima atmosfera soffusa, la bella colonna sonora ed i piatti variegati e ben realizzati.

 












MERCOLEDÌ 26 NOVEMBRE 2025
Abbiamo conservato per ultima la visita ad Angkor Wat perché sapevamo essere il più completo e sorprendente per raffinatezza architettonica e posizionamento geografico, in modo tale da portarci dietro un bagaglio di bellissimi ricordi, di cui l’ultimo marchiato a fuoco sulla pelle della memoria. Tutt’attorno c’è la solita folta giungla, ma il fossato e le mura di cinta mettono un demarcatore d’approccio molto netto; infatti sembra di trovarsi in un giardino curatissimo incastonato in una foresta completamente anarchica ed il contrasto così evidente è superlativo. Entriamo dalla porta est perché, a quanto pare, è la meno affollata, in realtà all’orario in cui arriviamo noi (verso le 10.00) e per tutta la nostra permanenza, non c’è mai troppa gente (era molto più frequentato Thom) e rimaniamo subito estasiati dalla magnificenza del luogo. Le pareti perimetrali sono quasi interamente decorate a bassorilievi a tematica bellica, epica, storica, religiosa, ma anche di vita quotidiana per raccontarci, attraverso un kilometro di fumetti scolpiti, sia le tradizioni e le credenze del popolo Khmer, sia la maestria degli artisti che li hanno realizzati: le scene di paradiso e inferno, e l’oceano di latte che viene rimescolato (88 Asura e 92 Deva) che fanno una specie di ribollita in mare per estrarne l’elisir di lunga vita, sono lo più interessanti dal punto di vista grafico, ma anche da quello ideologico. Il tempio, poi, è un edificio spaziale: nato come sito induista, convertito successivamente al buddismo, è di una bellezza straziante, grazie anche ad un’importantissima opera di restauro che ha dato pregio agli edifici, restituendoci parte del glorioso passato. La ripulitura di diverse facciate, angoli e torri consente una maggiore percezione delle forme e delle profondità, delle prospettive e dell’armonia che negli altri templi, lasciati al loro colore d’usura temporale e funghi (spesso nero o verde scuro), risultano essere molto più “appiattite”. Il giardino si raggiunge dopo aver visitato, su e giù, l’interno del blocco principale ed essersi fermati innumerevoli volte a bearsi gli occhi ed il cuore, soprattutto al livello superiore; c’è un bel prato con molti alberi, due “dependance” di pregevole fattura ed uno stagno che si presta da point of view ideale per scatti fotografici magistrali, sfruttando il gioco di riflesso a specchio dell’acqua con l’ondulazione visiva della sagoma del Wat. Al limitare del giardino c’è la porta che srotola davanti a sé un ponte ornato da statue sul fossato dalle verdi acque. È possibile anche camminare su un ponte galleggiante parallelo, probabilmente costruito con i pezzi di riciclo di quello di Christo a Montisola. Facciamo ritorno in città e ci concediamo un originale pranzo a base di rane ripiene e pesce gatto amok da 
Nana's Kitchen: la versione asiatica delle pietanze tipiche dei casoni sul Po.
Assai vivace è la zona di Siem Reap attigua al Royal Garden, in special modo verso sera, quando si accendono centinaia di lampioni, lanterne e luminarie d’ogni tipo sui ponti, sulle barchette/fioriere, sulle strade, nelle piazze e persino sui rami degli alberi. E con il buio sembra scattare una mania collettiva per lo sport: molti corrono, altri vanno in bici, c’è chi fa ginnastica cardio a ritmo di musica, chi preferisce il volano o lo skateboard, insomma la zona si trasforma nella Venice Beach della Cambogia… Noi preferiamo impalarci a guardare i volteggi delle volpi volanti sulle nostre teste levate al cielo: meno corpulente di quelle delle Seichelles, ma comunque impressionanti. Un aspetto che non abbiamo ancora chiarito perché non volevamo parlare troppo presto e gufarci addosso una sfiga nera è quello riguardante il senso di sicurezza che si percepisce in città: avevamo letto diversi articoli concernenti la presenza di truffatori, borseggiatori ed altri malviventi simili; noi non abbiamo ricevuto alcuna sensazione in tal senso e, a dirla tutta, in un agglomerato urbano di 250.000 abitanti (censiti) più quelli della zona suburbana, di cui la maggior parte non naviga certo nell’oro, andare il giro in scooter e lasciarlo sempre aperto con i caschi appoggiati sugli specchietti e ritrovarlo al suo posto, nelle condizioni in cui lo hai parcheggiato, è sintomo del fatto che non ci possono essere a piede libero così tanti mariuoli come vorrebbero, invece, gli allarmisti del web… Per non parlare del senso di benessere e tranquillità che si prova andandosene a spasso sia in città sia campagna campagna, anche dopo il calar del sole. 

 















GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2025
Abbiamo ancora mezza giornata da dedicare alla visita dei dintorni di Siem Reap perciò dopo colazione partiamo alla scoperta del bellissimo Preah Khan ingenuamente scarsamente frequentato dai più che preferiscono i più famosi Ta Prohm e Angkor Thom, ma qui si trova una complessità architettonica che non ha nulla da invidiare ai suddetti ed una finezza artistica nelle sofisticate decorazioni. Anche l’ambientazione naturale è di grande effetto scenico. Più avanti si trova l’incantevole Preah Neak Poan dall’originalissima collocazione: nel bel mezzo di un lago punteggiato di fior di loto, c’è un isolotto traboccante di vegetazione, al centro del quale è stata realizzata una piazza/piscina dove è stato eretto questo piccolo tempio buddista, circondato da ulteriori vasche laterali e denso di spiritualità e suggestion d’immagine. Per raggiungere l’isola si percorre un ponte a filo d’acqua. Lasciamo per ultimo il Ta Som con il suo approccio mistico immerso nella natura ed il suo albero dalle gigantesche radici. Questo giro è di meno di quaranta kilometri quindi rientriamo a Siem Reap in tempo utile per un pranzo ricco e particolare da Nana's Kitchen, poi viene il momento degli addii: dopo aver restituito il motorino agli amici di Siem Reap Scooter Rental, facciamo un paio di acquisti all’Old market e risaliamo a bordo dello stesso tuk tuk dell’andata per il nostro viaggio in direzione aeroporto. Con il conduttore abbiamo preso un accordo privato, senza il tramite dell’albergo, (23 dollari anziché 25), ma siccome deve accompagnare anche sua sorella strappiamo un ulteriore sconto arrivando a 20. L’aerostazione di Siem Reap è nettamente più confortevole ed accogliente di quanto ricordassimo in fase di sbarco e soprattutto rispetto alle brutali stroncature che riceve online. Purtroppo il nostro volo per Bangkok è in ritardo quindi ci armiamo di pazienza, nonostante la prospettiva dell’alzataccia di domani mattina. Ci sono anche duty free con ottimi prezzi e aree fumatori all’aperto.
La procedura di immigrazione in Thailandia è molto lenta nonostante sia stata introdotta l’e-arrival card, anche perché ci sono aperti solamente due sportelli per centinaia di persone: i funzionari si danno un gran daffare, sembrano operai in catena, ed impiegano una trentina di secondi per ogni pratica, ma ci si sta comunque più di un’ora. Quando finalmente usciamo dal terminal troviamo ad aspettarci con un cartello con scritto il nostro nome un autista arruolato dalla piattaforma Taxi 4 you, con la quale abbiamo prenotato il trasporto dall’aeroporto di Don Mueang all’albergo Lilac Relax Residence che si trova vicino all’altro hub cittadino, il Suvarnabhumi da cui prenderemo il volo delle 8.10 per Trat; questo tragitto ci costa 900 Baht. Il Lilac è piuttosto confortevole: la stanza è ampia e funzionale (25 euro circa), c’è anche il bollitore con tè, caffè e qualche snack per sostituire la colazione vera e propria che non abbiamo tempo di fare.

















 

VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2025
La navetta parte alle 5.30 e costa 150 Baht, il portiere di notte ed il guidatore del pulmino non sono cerosissimi (li abbiamo soprannominati i mutombos), ma come dar loro torto?!?
Il Suvarnabhumi airport è ancora più grosso e indaffarato nonostante l’ora dei lupi, ma è ben organizzato (almeno in uscita) e in un batter d’occhio sbrighiamo le formalità di chek-in al banco di Bangkok airways (172 euro per due persone il costo di questo volo), controllo passaporti e scansione di sicurezza. La tratta Bangkok – Trat (ihihihih) dura 45 minuti su un velivolo a elica di medie dimensioni e le hostess, alla velocità della luce, riescono anche a servire un pasto leggero. Agli arrivi troviamo un altro autista della compagnia Taxi 4 you che, per 1000 Baht ci conduce al porto Laem Sok, o meglio in un piazzale dove si trova una pensilina con le impiegate della ditta Seudamgo che eseguono una sorta di check-in e dove prendiamo un pulmino (ma potrebbe essere un carretto o un autobus, dipende dal numero di clienti) che ci scarica sul molo vero e proprio e poi un catamarano per Koh Kood (i biglietti costano 15 euro a cranio), sperando che si comporti meglio di quello di una settimana fa che si è sbragato su un’onda alta, facendo intervenire i soccorsi a salvare passeggeri e personale di bordo. Il mare è piuttosto incazzato anche oggi: si balla un po’, ma niente di drammatico. Lo sbarco sull’isola è pittoresco: mentre aspettiamo lo scarico degli zaini guardiamo il cartellone scritto a mano su cui sono riportati i nomi dei vari alberghi con a fianco un numerino che indica i mezzi che la Seudamgo ha riservato per accompagnare, anche a terra, i passeggeri alle loro destinazioni. Noi siamo diretti al Suan Nai Kokut Resort costituito da semplici bungalow in legno, ma ben congegnati e disposti all’interno di un giardino appartato; avrebbero bisogno solo di un po’ di manutenzione in più. La tariffa è di 14740 Baht per otto notti con colazione. Scopriamo solo oggi che, compresi nel prezzo, ci sono due giorni di scooter gratis che il gestore noleggia anche agli esterni, quindi dispone di un parco mezzi nuovi e di svariate tipologie. Possiamo scegliere quello che vogliamo, perciò perché stare indietro? E puntiamo il dito su uno Yamaha 155 Aerox molto performante con il quale partiamo subito alla scoperta di Koh Kood ed in particolar modo alla cavatura di dente che ci fa pensare da un po’ di tempo a questa parte: cambiare gli euro o prelevare da Atm??? Purtroppo la banca apre solo dal martedì al giovedì (riescono ad essere più paraculi che in Italia), quindi non possiamo usufruire di un tasso semi ufficiale, ma visto che ci siamo portati un monton di banconote europee da casa, proprio per evitare gli Atm e le loro commissioni, tanto vale andare al Money exchange/lavanderia (la battuta di lavare soldi sporchi viene spontanea, ma la signora che sta al bancone ha davvero una lavanderia/negozio/benzinaio come attività primaria, poi cambia denaro e probabilmente lo presta pure a strozzo…) a farci prendere leggermente per il culo dal tasso svantaggioso (ci smeniamo più o meno 15 euro su 550), ma così possiamo pagare l’albergo che prende solo contanti, ed altre cose, tra cui il motorino dei giorni successivi che abbiamo prenotato da Koh Kood Travel Tour e al quale dobbiamo comunicare lo slittamento inaspettato di due giorni sull’inizio del contratto, insperata circostanza che ci permette di compensare la “perdita” dalla regina della valuta e delle lenzuola profumate. Troviamo anche un supermercatino, il N. 10, che ha una discreta offerta a prezzi ragionevoli. Ci avanza un pezzo di pomeriggio da dedicare alla spiaggia di Klong Chao che, nella parte iniziale, vicino al punto in cui si parcheggia lo scooter, è già molto carina (c’è una palma obliqua molto scenografica per i classici scatti da cartolina tropicale), ma se si vuole trovare qualcosa di veramente particolare è meglio proseguire, superando i bungalow quasi a ridosso del bagnasciuga ed i beach bar fighetti per ritrovarsi su una lingua di sabbia bianca e morbidissima che si srotola fino a trovare il contrasto cromatico con il verde intenso del fiume, ed in questa sezione paradisiaca, ad avvalorare la teoria secondo la quale la maggior parte della gente non capisce un cazzo, non c’è quasi nessuno. Ceniamo con grande soddisfazione al nostro Suan Nai Kokut Resort che dispone di un ristorante a gestione familiare dai prezzi super accessibili: ottimo il Pad Thai ai frutti di mare a 120 Baht gustato con una bella birrona Chang gelata!

SABATO 29 NOVEMBRE 2025
Dopo un’abbondante colazione (a parte che c'è di tutto: dalla frutta tropicale, ai pancake alla banana, dal riso saltato con pollo e verdura, alle uova cucinate in tutti i modi possibili, dalle marmellate vari gusti ai cereali col latte e puoi mangiare come un portuale di Genova, c'è anche, stranamente, una macchina del caffè semiprofessionale, tipo baby Gaggia, con tanto di chicchi macinati e filtro con manico e dosatore per riempirlo; prima di me c'è una ragazza bionda del nord Europa che impugna il dosatore e versa una discreta quantità di caffè direttamente nella tazza e quando fa per versarci sopra l'acqua bollente non posso esimermi dal suggerirle la procedura "corretta". Mi guarda con aria di sufficienza e mi dice che probabilmente è uguale. Le chiedo se sia sicura e mi risponde di sì... Se l'ha bevuto è il mio idolo!!!), puntiamo il muso aggressivo dell’Aerox in direzione Klong Han Beach, una cala chiusa da un promontorio rigoglioso di vegetazione a sud, dove si trova anche un corso d’acqua attraversabile con un ponte di legno, e dall’isolotto di Ko Raet davanti. È molto suggestiva perché la sabbia sembra borotalco e vi sono diverse palme ed altre piante ombreggianti, alcune delle quali, ricurve verso il mare, sembrano volersi far immortalare a tutti i costi. Sono state appese ad alcuni rami o ad appositi pali piantati, delle altalene di corda e legno per far tornare tutti bambini, alla spasmodica ricerca di un sorriso e di un ricordo felice. Essendo la sabbia così chiara la colorazione dell’acqua ne giova assai: nonostante sia leggermente mossa (ora si capisce bene il motivo per cui anche i marinai più esperti, a volte, vengono sorpresi da un’onda di traverso, che non riescono a cavalcare dolcemente o a tagliare di prua: perché vanno in tutte le direzioni, come la pioggia vietnamita di Forrest Gump), è super trasparente con tonalità di verdino/celeste pastello ipnotizzanti.






 

DOMENICA 30 NOVEMBRE 2025
Gli amici di Koh Kood Travel Tour alle 9.00 ci consegnano il nuovo scooter, un Click Honda 125 (simile a quello che avevamo in Cambogia, ma in condizioni migliori, così purtroppo non riusciamo a “provare” modelli di tutte le marche giapponesi, come sarebbe stato auspicabile), con il quale partiamo a bomba alla scoperta di nuovi scorci d’isola, che già a questo punto potremmo definire “paradisola”, infatti approdiamo a Klong Hin che si trova sotto al Bang Bao Cape, nei pressi del Ton Son Bay, nella zona sud ovest di Koh Kood. Come quella di ieri, con un approccio un po’ diverso, questa spiaggia è semplicemente stupenda, con una vegetazione differenziata e fittissima, quindi offre tantissime possibilità d’ombra naturale e questo fatto è già in sé una straordinaria peculiarità perché rende vana un’eventuale velleità di impiantare degli inutili ed insulsi stabilimenti balneari, c’è solo qualche amaca e altalena qua e là. La sabbia è talmente fine e bianca da sembrare polvere di cipria, se ne percepisce quasi il profumo. Ai due lati si sviluppano piccole lagune, in maniera differente l’una dall’altra, molto suggestive dove gli occhi si lasciano incantare. Il sole splende glorioso e, di conseguenza, l’acqua del mare, bassissima a riva, ha un digradare di profondità proporzionale allo splendore delle colorazioni. Regna una tranquillità assoluta ed anche i temutissimi moschini della sabbia di cui un, forse esagerato, terrorismo mediatico aveva vantato doti di cannibalismo, hanno timore reverenziale ad arricamparsi, per non turbare questo perfetto equilibrio di pace e simbiosi con la natura. Si fanno dei bagni interminabili, anche perché sembra di nuotare in un gigantesco mojito avente la temperatura del brodo e si gode, in qualsiasi direzione volga lo sguardo. Al vertice ovest, guadando lo stretto canale, si può imboccare un sentiero che, a parte un paio di piccoli intoppi, conduce agevolmente alla vicina We Ao Jark, una spiaggia da lontano iper invitante, ed è sicuramente bella, ma di categoria inferiore rispetto a Klong Hin, non tanto per la qualità della sabbia o del mare, che sono praticamente identici, quanto per la scarsa presenza di punti d’ombra naturale, infatti, e purtroppo, qui sono stati piantati, davanti ai bungalow ed ai beach bar, ombrelloni di paglia che non turbano più di tanto l’aspetto estetico della baia, ma la rendono comunque più artificiosa e, di conseguenza, meno congeniale al nostro spirito selvatico. Decidiamo di fare qualche foto ed un rapido dietrofront. Ritroviamo la stessa palma libera (il che la dice lunga sulla densità di popolazione) e ci risvacchiamo sotto le sue fronde ad aspettare il tramonto, per il quale l’orientamento non è ideale, ma in questo libidinoso angolo di tranquillità non ci sembra il caso di fare gli schizzinosi sul fatto che il sole vada a dormire dietro le palme anziché direttamente all’orizzonte marino, come accade, invece, a Klong Han.




 

LUNEDÌ 01 DICEMBRE 2025
La meta della gita di oggi è Bang Bao Bay dove si trova il mega scenografico pontile di legno sghembo del Siam Beach Resort dal quale si gode di una vista aperta sull’intera baia e si possono fare bellissime foto con il mare sotto, dalle cristalline trasparenze e dalle tonalità caraibiche; ci sono anche due amache piantate in acqua sdraiandosi sulle quali si sta belli comodi e rinfrescati dal pelo della lieve ondina che accarezza la schiena rombodeizzata dalle corde intrecciate. Meno confortevole, invece, è la lingua di sabbia stretta e compattata dalla marea, pochi sono gli anfratti tra una palma e l’altra con il fondo morbido ed accogliente, per cui ci fermiamo poco, con un pizzico di rammarico perché il mare argenteo inviterebbe a nuotate infinite, e ci trasferiamo a Klong Hin che, per il momento, ma la sensazione è che lo rimanga, riteniamo essere imbattibile nel suo perfetto mix di splendore e senso di benessere/comodità d’accoglienza. Nel pomeriggio ci spostiamo alla spiaggia dell’Ajinta Resort superato il quale diventa molto selvaggia e malamente ripulita; è comunque abbastanza bella ed offre un’esposizione ideale alla luce del tramonto. A proposito di ciò è utile specificare che nessun resort, a differenza di altri posti del mondo, vieta il passaggio libero al mare, quindi ogni cala, anche la più esclusiva diventa facilmente accessibile a tutti.




 

MARTEDÌ 02 DICEMBRE 2025
Facciamo una bella passeggiata su Klong Chao sino al suo vertice settentrionale dove si genera una miscela di colorazioni mozzafiato: a ovest il mare smeraldinturchese, all’interno il verdone intenso del fiume che spinge al suo estuario ed in mezzo una lingua di sabbia bianca da accecamento. Non essendoci alcuna fronda ombreggiante, purtroppo, decidiamo di non fermarci più di tanto; sarebbe fantastico trascorrere qui l’intera mattinata perché il paesaggio è una bomba e non c’è un’anima oltre a noi: paradiso personale… Sulla cartina avevamo individuato, proprio di rimpetto alla punta finale di Klong Chao, varcata la foce, Tolani Beach, in realtà c’è solamente l’omonimo resort dislocato su una cala priva di sabbia. 




 

Proseguiamo quindi oltre, verso nord, ed in paese, all’altezza del centro polisportivo (con un campo da calcio da paura) svoltiamo a sinistra verso l’ottimamente segnalata Ao Ta Pao. Qui ci sono due pontili: il primo, in legno, si occupa del trasporto passeggeri, probabilmente abbienti, con motoscafi all’avanguardia, fortunatamente assai sporadici e, se possibile, è ancora più scenografico di quello di Siam Beach perché è ornato da lampadine, scaletta per scendere a mare, altalena che da sull’orizzonte ottico ed una divertente rete di corda sull’acqua, per farsi immortalare catturati dalla bellezza. La spiaggia è semplicemente stupenda e ricca di vegetazione, ma essendo orientata ad ovest, quando il sole inizia il suo arco discendente l’ombra viene proiettata troppo indietro e non la si può più sfruttare a pieno, costringendo alla ritirata, a meno di riuscire a tollerare la mazzata di un elio imperioso… forse le lucertole… L’acqua è un po’ più alta rispetto alle precedenti, quindi si riesce a nuotare da subito e non si vorrebbe uscire mai, perché anche qui i colori del mare sono fotonici ed il paesaggio intorno dal punto di vista natante è di suggestione emotiva trasportante. 



 

 

Dopo una breve pausa pranzo al vicino Little 9 Cafè a base di club sandwich e smoothie di mango (enorme e buonissimo) ci fiondiamo in mezzo alla foresta per andare ad ammirare il 500 years old Makka Tree, ma probabilmente parcheggiamo il motorino troppo presto (all’inizio dello sterrato) e ci troviamo leggermente disorientati, perciò ritorniamo sui nostri passi (avremo occasione di ritentare). Ripieghiamo per le belle cascate di Yai Kee per raggiungere le quali si intraprende una discreta discesa a scalini nel bosco (ci sono funi corrimano per agevolare il cammino in sicurezza) ed un breve percorso sui massi del fiume. Facendo attenzione si giunge a destinazione dove la caduta d’acqua forma un laghetto balneabile ed in poche bracciate ci si trova sotto una doccia rinfrescante. C’è anche qualche impavido che si tuffa di testa dalle rocce più alte con spavaldo sprezzo del pericolo di traumi cervicali e/o bilarziosi. Chiudiamo la giornata a Klong Han con una suggestiva bassa marea. 


 

MERCOLEDÌ 03 DICEMBRE 2025
Dopo un’alba d’incerta nuvolosità si riapre il sereno con un cielo che più terso non si può; ne approfittiamo per metterci in movimento sul presto e raggiungiamo in breve Ao Phrao Beach che, nonostante la presenza iniziale di alcuni resort di cui uno costituito da casette di legno a forma di tipì sioux a base rettangolare, è indubbiamente una delle più selvagge. Anche qui la sabbia è bianchissima e si trovano e si trovano svariate zone d’ombra naturale. L’acqua del mare ha l’approccio tenue ed incantevole di alcune spiagge della Sardegna tipo Piscina Rei e Liscia Ruja, ma con una foresta tropicale tutt’attorno. L’ampiezza della baia è notevole (una decina di minuti di corsa blanda da un vertice all’altro) perciò si possono fare delle bellissime nuotate parallelamente alla costa, dopo aver camminato perpendicolarmente almeno una cinquantina di metri per raggiungere un’altezza d’acqua sufficiente all’azione natatoria. 



Ci spostiamo per andare a vedere Takhian Beach: parcheggiamo nei pressi dell’ingresso del Hide Out Resort ed arrivati alla sua zona piscina giriamo a sinistra; camminando in riva al mare eccoci su una spiaggetta vagamente insignificante, anche se in altri posti potrebbe essere molto considerata, dominata da un altro albergo, il Mint Lotus. L’unica cosa veramente attraente sono le rocce scure levigate dagli elementi che offrono opportunità di servizi fotografici ad effetto. Chiaramente non ci si può, comunque, esimere da un bagno rinfrescante, anche se di breve durata, prima di fare ritorno a quella che ormai abbiamo eletto la nostra preferita: Klong Hin. 

Nel tardo pomeriggio ci rechiamo alle Klong Chao Waterfall che non sono molto alte, ma abbastanza suggestive, leggermente troppo affollate in questo momento, anche perché il punto d’accesso alla vasca di deposito è un po’ stretto e si crea un intoppo. Assai piacevole è la breve camminata nel bosco per arrivarci e carino anche il defluire del fiume tra enormi massi scuri.


 

 

GIOVEDÌ 04 DICEMBRE 2025
Come prima attività della giornata ci rechiamo in banca per cambiare in Baht 90 euro necessari per le ultime spese in Thailandia. Il tasso è leggermente maggiore rispetto a quello applicato dalla strozzina del lavasciuga (36.59), ma purtroppo bisogna attendere uno dei tre giorni di apertura della filiale… Poi, utilizzando vecchie metodologie d’orientamento, come cartina e segnali stradali, anziché il fallace google map, raggiungiamo facilmente le Nam Kaew Waterfall che, tra le tre presenti sull’isola, in questo particolare momento risultano essere le più povere in materia di portata e conseguente caduta d’acqua, ma nonostante ciò sono ugualmente interessanti per l’ambientazione da giungla totale con mastodontici pietroni sul percorso fluviale che si potrebbe sfruttare come set cinematografico a tema Tarzan o similari, di sicuro effetto. 







 



Poco prima si incontra sulla strada il Makka Tree di oltre 500 anni e, con una piccola deviazione, il Big Chai Tree; in entrambi i casi le colossali radici, anche aeree, nodose ed articolate e l’alto fusto frondoso a dominare i nipotini trasmettono un’emozione intensa di natura assoluta, preponderante, con una imbarazzante sensazione di sudditanza psicologica o quantomeno di devota benevolenza, perciò non si può far altro che rimanere incantati ed imbarcarsi nell’improbabile tentativo d’abbracciare il più possibile. Ritornando sulla “strada principale” decidiamo di visitare il piccolo ed affascinante villaggio dei pescatori con le sue palafitte, alcune ristrutturate ad alberghetto o caffè ed altre un po’ decadenti. Qui vicino si trova il Suanya Resort con l’annessa spiaggia di scarsa attrattività. Ridiscendendo a sud facciamo una tappa ad Ao Noi Beach che non abbiamo ancora “conosciuto”. Questa spiaggia, relativamente piccola, nonostante sia collocata a pochi metri dall’omonimo resort, è molto selvaggia e tranquilla. Ci si possono trascorrere diverse ore all’ombra di una palma, perché il sole picchia pesante, e facendo il bagno in un mare stupendo. 




 

Dopo una svelta pausa pranzo affrontiamo arrancando un pomeriggio di bassa pressione e cielo nuvoloso, recandoci ad Ao Klong Yai Kee per raggiungere la quale seguiamo le indicazioni per Baan Makok dove termina la strada e lasciamo il motorino per proseguire a piedi lungo il fiume dalle acque verde intenso; passata una casa diroccata, ma evidentemente abitata, si arriva alla spiaggia che, pur non avendo molta superficie di sabbia asciutta e morbida, sarebbe particolarmente bella e selvaggia, forse la più solitaria, anche perché il resort è chiuso per lavori di restauro. Ci fermiamo poco per poi puntare il nostro porto d’attracco sicuro: Klong Han, ormai votata a furor di popolo la seconda spiaggia più bella di Koh Kood.


 

VENERDÌ 05 DICEMBRE 2025
A circa cinque minuti dal Suan Nai, verso sud, incontriamo sulla destra una svolta per A-Na-Lay Resort dove ci dovrebbe essere l’omonima spiaggia; in realtà si tratta di una piccola insenatura senza buone possibilità di permanenza sabbiosa, ma con un’originale disposizione dei bungalow, alcuni su palafitte, con un percorso su passarelle di legno. Non riuscendo a sistemarci qui in tutto relax decidiamo di farlo a Klong Hin dove oggi il mare è un po’ più agitato, soprattutto a riva, ma entrandoci si ritrova la solita placida e trasparente accoglienza. Ci concediamo una pausa pranzo alla Rim Lay House i cui tavoli affondano i piedi sulla spiaggia di We Ao Jark che, questa volta, raggiungiamo direttamente col motorino. Questo baretto, vagamente hippie, sembra essere il più gettonato di Koh Kood, probabilmente per il buon rapporto posizione/prezzo. Poi affrontiamo l’ultimo pezzo di isola ancora inesplorato prendendo la strada che porta a est fino al capo di Ao Yai dove troviamo un altro villaggio su palafitte con una predisposizione intima e sincera. Ed ecco che, in questo modo, possiamo affermare di conoscere questa meravigliosa isola come le nostre tasche e di portarne a casa un ricordo tenero e gentile, come i suoi abitanti, ma anche intenso per la commovente bellezza di tutti gli scorci panoramici che abbiamo imparato ad amare e che hanno germogliato in noi da subito, con la speranza che si mantenga umile, libera da bieche ambizioni e che non si faccia adulare dalla tentazione di svendersi ad un tipo di turismo più aggressivo ed invadente.

SABATO 06 DICEMBRE 2025
Il catamarano di Boon Siri parte alle 11.45 quindi circa un’ora prima un mezzo incaricato ci preleva al Suan Nai. Al porto di Laem Sok ci aspetta il tassista di Taxi 4 you che, con la sua berlina Toyota, al prezzo di 3200 Baht, ci accompagna fino al Gate 43, hotel nei pressi dell’aeroporto Suvarnabhumi, dove arriviamo dopo un percorso autostradale abbastanza lineare di circa cinque ore e dove abbiamo prenotato una stanza per l’ultima notte tailandese (41 euro senza colazione, la cena ed il servizio navetta per il terminal del giorno dopo si pagano a parte e si può usare la carta di debito o credito senza ulteriori commissioni. Questa sistemazione è molto confortevole e ideale per chi, come noi, deve ripartire presto.